Recanati. Continua il dibattito in città dopo i fatti accaduti all’Extra, il locale in via Cesare Battisti accusato da più parti di creare non pochi problemi di ordine pubblico sia per gli schiamazzi dei clienti di notte, fuori dal locale, sia per episodi di violenza, come quello dell’altra sera, che ha visto coinvolti due giovani. La disputa è fra chi invoca rispetto per i residenti e chi, invece, pensa che la vivacità culturale della città passi anche attraverso la presenza di locali come l’Extra. A dare contro al “perbenismo” ci pensa ancora una volta Vanni Fabbri, un artista locale assunto di recente agli onori della cronaca per i suoi concerti (con i gruppi musicali “Capeal” e “la Tosse Grassa”) dissacranti rispetto alla religione cattolica. Trova preoccupante, scrive su facebok, una dichiarazione del primo cittadino che afferma che l’Extra deve tornare ad essere una discoteca, e non organizzare dei quasi rave party nel centro storico. “E’ allucinante, scrive vanni, Fabbri, che si pensi una cosa del genere, come se la programmazione di un locale gestito da privati debba passare al vaglio della censura: questo sì, questo no, battisti sì, lady gaga no… ahò! Che poi chi ha il locale non sappia gestire la situazione è un altro discorso, ognuno ha le proprie responsabilità, ma non si può limitare la loro libertà di scelta.” E’ chiaro Fabbri nei confronti della responsabilità del gestore: “dovrebbe preoccuparsi il locale di garantire sicurezza davanti all’ingresso, non tanto per chi lo frequenta (se si pigliano a bottigliate saranno fatti loro) ma per chi passa e nulla vuole avere a che fare con tutto ciò” e ha una proposta concreta che lancia alla città: “credo che sia il momento che chi ha piacere di vivere liberamente e serenamente nella nostra cittadina, divertendosi senza far del male a nessuno, debba consorziarsi e organizzarsi per far fronte a queste , come le chiamo io, che vorrebbero che Recanati fosse un dormitorio avvolto in un silenzio cimiteriale e alla deriva fascista che sta avendo tutta questa faccenda.”