
RECANATI. Corsa contro il tempo perché il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Lorenzo Ornaghi, possa scongiurare che vada perduto, o comunque, finisca in mano di privati, il patrimonio di indiscusso valore storico e culturale, appartenente alla collezione del maestro Arturo Toscanini, che sarà battuto all’asta nella giornata odierna alla Sothebys’s di Londra.
Fra quei preziosi cimeli, tra cui il pianoforte Steinway del 1910 appartenuto al maestro, lettere vergate di Giuseppe Verdi,, Beethoven, Wagner, Richard Strauss e altri celebri compositori e musicisti, ci sono anche quattro lettere del poeta Giacomo Leopardi: due indirizzate al padre e due all’editore Antonio Fortunato Stella (una, di particolare interesse, riguarda la pubblicazione delle Operette morali).
I moderni curatori delle edizioni dell’Epistolario leopardiano non hanno mai potuto vedere direttamente gli originali, dovendosi accontentare – è stato il caso di Francesco Flora per la sua edizione del 1949 – dei riscontri trasmessi gentilmente da Walter Toscanini, il figlio del Maestro. Pertanto questi autografi, oltre al loro valore antiquario, rivestono indubbia importanza filologica.
Preoccupato di quello che potrebbe accadere oggi nella famosa casa d’asta londinese, è Fabio Corvatta, presidente del Centro Nazionale di Studi Leopardiani, che ha scritto una lettera al Ministro con la quale confida, scrive, che “pur nelle attuali difficoltà economiche, Ella possa autorevolmente intervenire affinché l’intera collezione Toscanini venga assicurata allo Stato italiano. Per quanto concerne gli autografi leopardiani, auspico che essi siano affidati alla conservazione e allo studio del nostro Centro, il quale già da molto tempo è il custode istituzionale di altri autografi del Poeta.”
Un appello oltre ad un rappresentante del governo anche a chi uomo di cultura nutre una certa sensibilità per questi problemi. Le quattro lettere di Leopardi andranno all’asta al prezzo base di 8.000 sterline ognuna. Ma come dicevamo si spera che lo Stato possa esercitare il diritto di prelazione su un patrimonio di così ingente valore per l’intera nazione.