Storia infinita ed esasperante quella che sta vivendo Anna Maria Dalla Casapiccola, proprietaria di una casa colonica in via Passero solitario, a due passi dal Colle Leopardiano, di fronte alla sua abitazione, una splendida e antica dimora del 600 in parte trasformata in un piccolo bed & breakfast con un meraviglioso giardino italiano. Alla esasperazione si somma oggi l’indignazione per l’ennesimo ostacolo rappresentato dalla Soprintendenza dei beni culturali, niente affatto intenzionata, pare, a rilasciare l’autorizzazione. Una vicenda che parte da lontano, quando anni addietro iniziò un difficile contenzioso fra il privato e il Comune, quest’ultimo preoccupato del fatto che sia la proprietaria di quella casa colonica, che gli altri proprietari di immobili ricadenti in quella zona avevano acquisito il diritto, con sentenza del Consiglio di Stato, di edificare una maggiore cubatura rispetto a quella esistente. La cosa venne stoppata finché Anna Maria Dalla Casapiccola, giunse ad un accordo con il Comune con il quale in cambio della trasformazione del fabbricato , rinunciava alla edificazione di una buona parte della cubatura da utilizzare in altra zona del territorio comunale lontano comunque dal Colle. Ma il calvario non era finito perché con tutto ciò il Comune non si decideva a rilasciare il permesso in attesa dell’approvazione del piano particolareggiato del Colle dell’Infinito, tanto da spingere il privato a ricorrere al TAR perché venisse nominato un Commissario ad acta per mettere fine a questa inspiegabile inerzia del Palazzo. Ora che è giunta finalmente l’autorizzazione da parte del Comune, spunta un nuovo ostacolo chiamato Soprintendenza. Si fa fatica a capire cosa possa determinare questo ennesimo impedimento a ristrutturare un rudere, perché tale oggi appare agli occhi di tutti, con preoccupanti segni di decadimento strutturale, pezzi di lamiera ovunque, rifugio di decine di gatti ma anche purtroppo ricettacolo di numerosi topi di fogna. Uno spettacolo sicuramente poco decoroso per un paesaggio che si suol definire leopardiano, anche perché il Country house che verrebbe lì a sorgere sarebbe costruito mantenendo la stessa fisionomia ed aspetto esterno della vecchia casa colonica, quindi in armonia con il paesaggio. Il privato comincia a sospettare che contro questo progetto si siano mossi in diversi chi per invidia chi per infondati timori come il Fai preoccupato a che non si tocchi una pagliuzza dell’esistente, ma “così l’ambiente ribadisce con forza la proprietaria si presenta degradato. E’ questo che vogliono? E i Recanatesi cosa ne pensano?”