Pronti ad incatenarsi per salvare la propria casa

RECANATI. Monta la protesta delle famiglie delle case popolari di via Mascambruni, nel quartiere Le Grazie. Alcune si sono già rivolte ad un legale per scongiurare il loro ulteriore trasloco in abitazioni private perché quelle che attualmente occupano sono state già destinate all’Erap.

L’ente regionale, sempre che accetti, cederebbe, in cambio, al Comune i dodici alloggi del complesso di S.Agostino, che ha ristrutturato di recente, sborsando circa 1.800.000 euro, perché  promessi dall’Amministrazione Fiorodmo all’Eli, nell’ambito del progetto del Campus l’Infinito, la scuola di lingua italiana per giovani.

Ma loro i condomini delle tre palazzine delle Grazie, sono pronti ad incatenarsi per non lasciare le case dove abitano, anche se si presentano con seri problemi di salubrità Ciò che li indispettisce di più è che tre anni fa vennero sfrattati dagli alloggi popolari di S.Agostino, con la promessa di ritornarci una volta messi a posto. Ora, invece, si ritrovano di nuovo a vivere l’incubo di un altro trasloco per chissà quale destinazione e ad un canone, molto probabilmente, superiore, perché verrebbe  stipulato con un privato.

“Da qui non mi muovo neanche morta” sbotta Lida Semplici, 80 anni ma con tanta energia e rabbia in corpo. Quando siamo venuti ad abitare qui abbiamo fatto diverse spese, perché abbiamo trovato le porte senza maniglie e i fili scoperti. Ora ci mandano di nuovo via?”

Aouam Nabil, prima di essere trasferito nelle case popolari in via Mascambruni abitava con  la sua famiglia, moglie e tre figli, a Chiarino. “Nella vecchia scuola elementare si stava bene. Qui invece dobbiamo combattere con l’umidità che invade ogni stanza, con muri pieni di muffa, che è arrivata persino ad intaccare i materassi. Mio figlio più piccolo si è preso una bronchite asmatica ed ogni tanto deve respirate con la mascherina di ossigeno. Però da qui non mi muovo, chiamassero pure i carabinieri.” Nabil con le lacrime agli occhi ci confessa che da due settimane non ha più lavoro. Lo hanno licenziato proprio prima di Natale. Come potrebbe affrontare un altro trasloco e un canone di affitto più alto?

Il problema dell’umidità è generale e drammatico. Un altro Inquilino, R.S. è costretto a tenere i termosifoni spenti, ed in questo periodo è dura, perché il calore attira acqua dall’interno delle pareti che si accumula sul pavimento e lungo i battiscopa. Parecchi mobili sono rovinati e sono comparsi preoccupanti crepe. Per dimostrarci che non esagera appoggia la mano per terra e ci mostra che è completamente bagnata. “Ma con tutto ciò, affrontare un altro sfratto e altre spese non ci penso proprio.”  Poi c’è l’assurda situazione dei garage inutilizzati, perché mai terminati, luogo di bivacchi di ragazzi e distranieri che hanno più volte acceso persino dei falò per riscaldarsi.”


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