Chiunque avrà l’onore e l’onere di governare nei prossimi anni il nostro paese dovrà affrontare gravi e pressanti problemi, in primo luogo quello della nuova povertà e quello del lavoro. La povertà è in aumento: lo dimostra tra l’altro l’incremento del numero di coloro che si rivolgono alla CARITAS per avere un pò di cibo, dei vestiti o semplicemente per essere ascoltati. Nel “rapporto 2012 sulla povertà e l’esclusione sociale in Italia”(Caritas Italiana) (link) si legge :”Rispetto al 2009 si osserva un forte incremento della componente demografica in età avanzata: +51,3% di anziani; +177,8% di casalinghe; +65,6% di pensionati. A tale tendenza si associa l’incremento di utenti con figli minori conviventi (+52,9%) e una sostanziale stabilità nel numero di persone separate o divorziate (+5,5%). Da notare infine la diminuzione di persone disoccupate (-16,2%) e soprattutto di analfabeti (-58,2%). Entrambi i dati confermano la progressiva “normalizzazione sociale” dell’utenza Caritas, sempre meno coincidente con i profili della grave marginalità sociale.” (pag.9). Questi dati riferiti dalla Caritas sono sconvolgenti: i teorici del libero mercato, ci avevano illuso che il progresso sarebbe stato inarrestabile e che i diritti civili sarebbero stati appannaggio di tutti, compresi i paesi dove le disuguaglianze sono evidenti e dove i popoli soffrono la fame. Nel rapporto comunque si evidenziano segnali di speranza che vengono però dagli stessi protagonisti del disagio, quelli che il rapporto della Caritas definisce ” ripartenti”, cioè da coloro che non si rassegnano alla povertà e che vogliono rimettersi in gioco. La loro volontà si scontra comunque con l’altra grave emergenza: la mancanza di lavoro. Neanche le Marche sfuggono al problema. Dall’ultima indagine statistica emerge che la nostra Regione è al secondo posto dopo il Friuli per numero di aziende che hanno chiuso la loro attività. In questo quadro preoccupa in particolare la condizione dei giovani, condizione che sembra interessare marginalmente l’opinione pubblica e la politica. Vi è una parte di giovani che vive in condizioni di povertà materiale e culturale e che non spera più neanche in un futuro migliore. Vi è poi una parte di ” ancora giovani” che ha perso il posto di lavoro e non ha speranza di trovarlo. Possiamo continuare allora a legare il nostro futuro alle logiche del mercato, della concorrenza, del comsumismo, che rendono i poveri più poveri e i ricchi sempre più ricchi? La politica dovrebbe essere protagonista di una nuova progettualità, di un nuovo patto sociale che garantisca a tutti, giovani compresi, migliori “chances di vita”. Ne aveva parlato R.Daherendorf, filosofo e sociologo tedesco ( si veda “Per un nuovo liberalismo” Laterza, Bari, 1990). Per il sociologo(di ispirazione liberale, apprezzato anche dall’opinione pubblica di diverso orientamento) le società moderne devono garantire ” l’affermazione di certi diritti civili di carattere sociale (chances di vita), cioè di un livello di benessere, al di sotto del quale nessuno deve poter cadere (…)”(pag. 101) Al contrario “sia la nuova povertà che la disoccupazione dimostrano l’incapacità della comunità di dare a tutte le persone entro i propri confini un posto come cittadini” (Ibidem,pag.137). L’analisi, naturalmente molto più complessa ed articolata , di Daherendorf si era spinta fino ad avanzare la proposta del reddito minimo garantito (riferita soprottutto ai giovani) da inquadrare nell’ambito del generale movimento dei diritti civili. Al di là di tale proposta, forse difficile da realizzare ma non irrealizzabile, garantire ai cittadini un livello minimo di benessere dovrebbe essere la priorità di ogni governo. Riusciranno i “nostri eroi” nell’impresa?