Recanati. Il personale dell’ospedale di Recanati in rivolta contro il lento declassamento della struttura e chiede al sindaco Fiordomo di indire urgentemente un consiglio comunale aperto per “affrontare e discutere” la grave situazione che si è venuta a creare. L’iniziativa è corale: dalla Rsu interna alle rappresentanze di tutte le sigle confederate, dagli operatori sanitari al comitato a difesa dell’ospedale. Tante le firme, alcune anche autorevoli. Accanto agli infermieri, agli operatori socio sanitari e alle coordinatrici dei reparti anche le firme dei medici della lungodegenza, fra cui Attilio Frapiccini e Fabrizio di Giulio, e quelli della chirurgia con in testa Nicolantonio Sacco, responsabile della Chirurgia a ciclo breve. Nella lettera si fa presente che dall’aprile scorso, (quando venne organizzata la famosa conferenza stanza in Comune, alla presenza dei vertici della sanità regionale, con la promessa di un finanziamento per il Santa Lucia di Recanati di due milioni e mezzo di euro), “l’ospedale, si legge, è stato costantemente spogliato di tutte le sue eccellenze e servizi a partire dal dipartimento materno infantile, fino ad arrivare alla medicina trasformata in Lu.mpa (lungodegenza, malattie posta acuzie.” La rabbia monta soprattutto dopo che il personale del S. Lucia è venuto a conoscenza del piano di riconversione dei piccoli ospedali, presentato da direttore dell’Area Vasta, in cui si dice chiaramente che l’ospedale sarà trasformato in “Casa della salute”. Il no a questo progetto è generale. “No ad un ulteriore, si legge ancora, declassamento della struttura ospedaliera recanatese che vedrebbe riconvertiti, oltre ai reparti che hanno già subito questa sorte, anche il Punto di primo intervento” aperto solo dalle ore 8 alle 20, la radiologia operante solo al mattino in funzione della lungodegenza, la perdita, cosa gravissima, della Chirurgia a ciclo breve trasformata in day surgery ed infine il laboratorio analisi convertito in punto prelievi. Sconcerta il fatto che fra i reparti sacrificati e ridimensionati ci sia proprio la chirurgia destinata ad essere chiusa di notte. Ciò significa che non si faranno più interventi a Recanati che implicano ricoveri di due o tre giorni, quindi addio anche agli interventi programmati di semplici colecisti o appendici. I firmatari “chiedono che le decisioni sul futuro dell’ospedale non vengano prese nelle stanze della politica locale (comune-regione) ma ad opera di un tavolo di lavoro composto da rappresentanti della Rsu, delle sigle sindacali presenti nella struttura a livello nazionale, cittadini del comitato per l’ospedale, rappresentanti dell’opposizione e della maggioranza, in modo da dare risposte, quanto più possibili, concertate e vicine al sentire della cittadinanza”.