UN NUOVO PAPA: PER QUALE CRISTIANESIMO?

 

Nota di Girio Marabini. In questi giorni il mondo cattolico e non solo si interroga su chi sarà il nuovo Papa. E’ certo importante la persona di colui che sarà Papa perché dovrà saper essere un “Buon pastore” in un epoca di relativismo etico e culturale come quella attuale. La chiesa ha bisogno infatti d’un rinnovamento radicale, di una nuova evangelizzazione. Da qui la domanda: un nuovo Papa per quale cristianesimo?  A tale proposito appare di estrema attualità il pensiero di un grande filosofo marchigiano, don Italo Mancini (Urbino  4 marzo 1925 – 7 gennaio 1993), che voglio ricordare a 20 anni dalla sua morte. Fu professore di filosofia e filosofia del diritto all’università di Urbino. Maestro di tanti  giovani studenti, è stato un aperto e appassionato testimone  del rinnnovamento cristiano. Le sue idee, come in un vero e proprio testamento spirituale, sono riassunte in un testo la cui lettura è consigliabile ad ogni buon cristiano ma anche a chi si dice ateo: “Tre Follie” Edizioni Camunia Urbino, riproposto nel 1993 dai “Quaderni” del Consiglio regionale delle Marche con prefazione del prof. Giancarlo Galeazzi.(link) Anzitutto il cristianesimo della presenza, cioé quel cristianesimo che viene “in soccorso del mondo” . Il cristianesimo non è tuttavia una ideologia politica perché Gesù sta sopra ed oltre ogni ideologia. E non deve contare né l’avere né il possesso ma semplicemente  l’uso del potere temporale per un servizio “libero e spregiudicato”. Dice Italo Mancini”Un buon missionario annuncia certo il Vangelo, e questo è il suo compito, ma non dimentica l’uomo e i suoi travagli, istituisce scuole, promuove la qualificazione del lavoro, costruisce ospedali e ambulatori, assiste i lebbrosi, diventa il fratello dei poveri.” (pagg.94-95) Non è comunque sufficiente occorre anche quello che don Italo chiama il  cristianesimo della mediazione, cioé quel cristianesimo che rispetta ogni cultura, sa riconoscere la dignità delle ideologie e difende il principio della democrazia. Infine il cristianesimo del paradosso che è tutto ciò che è fuori dall’opinione comune. Paradossale ad esempio è Francesco quando si spoglia di ogni bene terreno per abbracciare la povertà assoluta o dichiara dolce stare con i lebbrosi. Così descrive il cristianesimo del paradosso don Italo: ” Con un senso fortissimo del cristianesimo radicale e non coordinabile con le normali possibilità Dio può ritrovare cittadinanza soprattutto tra i giovani così sommersi dalla pletora delle informazioni. (…) Io non credo che una ragazza, un ragazzo, una persona qualsiasi rimarrebbe impassibile di fronte alla presentazione di un cristianesimo radicale e paradossale, come quello di Francesco, quello di tanti irrequieti cristiani che lungo la storia del cristianesimo hanno acceso fuochi di speranza, non senza distanza o critica o ribelle di fronte all’Istituzione (…)” (pag.99-100).

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