La processione che rivive nei versi di Leopardi

di Carlo Trevisani. Nel territorio recanatese i riti pasquali più tradizionali e seguiti sono quelli dei “Sepolcri” del Giovedì santo, e della processione del Cristo morto del Venerdì santo.
Non tutti i recanatesi sanno che Giacomo Leopardi ha dedicato alcuni versi di una sua Cantica poetica proprio alla processione recanatese del Cristo morto: si tratta della Cantica “L’appressamento della morte”, scritta dal poeta appena diciottenne nel 1816, e rievocata ne Le Ricordanze come il “funereo canto”. II  componimento consiste in un’imitazione della Divina Commedia dantesca, sia nella metrica in terzine, che nel contenuto di un viaggio immaginario nell’oltretomba: nel libro terzo della Cantica Leopardi, accompagnato dall’Angelo custode che gli ha predetto la sua morte imminente, descrive l’immagine dello spettro della guerra, in questi termini: “Allor ch’a un tratto si come si vede Campo di secche canne incontr’al sole, Quand’e’ co’ rossi raggi a terra il fiede; O come andar tra noi di faci suole Notturno stuol, di Cristo appo ‘I feretro. Il di che di sua morte il ciel si dole: Cotal si vide in mezzo all’aer tetro Un lampeggiar di scudi e lance e spade Che tremolava intorno al fero spetro”.
In queste tre terzine Leopardi descrive lo spettro della guerra come circondato da un lampeggiare di scudi, di lance e di spade, il cui tremolare rassomiglia a quello di un campo di canne secche visto nell’orizzonte rosso del tramonto, e a quello della folla di lumini che nella notte recanatese del venerdì santo seguono in processione la raffigurazione del corpo del Cristo morto. Quando scrisse questi versi, tra il novembre e il dicembre del 1816, Giacomo era ancora un cattolico convinto e fervente, come è agevole evincere dal canto quinto della Cantica, e la terzina del paragone ispirato alla processione recanatese del Venerdì santo rappresenta una testimonianza non solo di quelle che erano, al tempo, le sue convinzioni religiose, ma anche della sua rivendicazione dell’appartenenza alla comunità recanatese, orgogliosamente espressa con la frase “tra noi”. La citazione letteraria della processione recanatese del Venerdì santo, fatta da Leopardi nella Cantica “L’appressamento della morte”, potrebbe rappresentare un’occasione preziosa per fare di quella suggestiva processione non solo una preziosa testimonianza di fede, ma anche per riscoprirne la valenza storico-letteraria di inizio ottocento, riducendo al massimo le contaminazioni tecnologiche, e riscoprendo le origini di cui Leopardi ci ha riferito, che ci trasmettono l’immagine notturna del feretro di Gesù, circondato dalla moltitudine dei lumini tremolanti accesi dai fedeli.

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