Chi pensa ai servizi per i pazienti nefropatici?

 

 

Marianna Lolli, segretaria  dell’Aned (Associazione Nazionale Emodializzati – Dialisi e Trapianto Onlus) della Regione Marche, non si fida tanto delle promesse dei politici che siedono in Regione. Bada piuttosto ai fatti e questi non promettono niente di buono. In attesa di ciò che potrà accadere oggi con la prevista Conferenza regionale sull’organizzazione del piano socio-sanitario, Lolli teme che le proposte avanzate “in nome di auspicati risparmi” altro non produrranno che una “progressiva disgregazione della rete assistenziale nefrologica pubblica, con conseguenti peggioramento della qualità dell’assistenza ed aumento dei costi operativi.”

Si dice seriamente preoccupata da ciò che prevede il “piano di riconversione piccoli ospedali nella Regione Marche che prospetta il declassamento dei Centri dialisi dell’ospedale di Recanati e di Tolentino e la chiusura addirittura di quelli di Sassocorvaro e di Fossombrone. La Regione Marche, scrive la rappresentante dell’Aned, non realizzerà alcun risparmio da queste assurde scelte; i pazienti ne subiranno i disagi e le carenze assistenziali. Ma tutto ciò interessa a qualcuno?”

Ottimista si è detto, invece, il sindaco Fiordomo che è stato assicurato dall’assessore Mezzolani e dal direttore Ciccarelli che ci sarà un medico nella dialisi recanatese che assisterà i pazienti.  Lolli, però, non si fida e mette in guardia il primo cittadino e tutti coloro che hanno a cuore la dialisi del S.Lucia: “Non è sufficiente che garantiscano la presenza di un medico durante le sedute dei dializzati, devono far scomparire dal piano la parola Cal (centro assistenza limitata) dove non è previsto il medico e reinserire quella di Cad (Centro assistenza decentrata) perché solo in questo caso hanno l’obbligo per legge di garantire il sanitario.”

Lolli tiene molto all’ospedale di Recanati perché suo marito ha fatto, per nove anni, la dialisi lì. “Lo ripeto, non ci fidiamo perché quando il medico, che dovrebbe assistere i pazienti, manca per malattia o per ferie, non hanno l’obbligo di sostituirlo.” La segretaria dell’Aned va, poi, su tutte le furie quando pensa che un paziente può andare in  arresto cardiaco e non c’è nessuno ad assisterlo. “L’anestesista, inoltre, non è presente in ospedale quando le sale operatorie sono chiuse. Come se non bastasse utilizzano il medico in servizio alla dialisi anche per i turni di notte al Punto di primo intervento obbligando l’altro medico a lavorare di mattina e pomeriggio.” Lolli vuole, insomma, fatti concreti non semplici assicurazioni.

Di seguito riportiamo per intero la sua nota:

Lettera aperta agli Amministratori della Sanità della Regione Marche

Mi chiamo Marianna Lolli e mi rivolgo a Loro nelle vesti di segretaria dell’ANED (Associazione Nazionale Emodializzati – Dialisi e Trapianto Onlus) della Regione Marche. Marchigiana di adozione, da 25 anni sono a fianco dei pazienti nefropatici, ad iniziare dalla persona che mi ha legato affettivamente a questa bellissima terra, che difendono il loro diritto all’assistenza. La Regione Marche dispone di una rete assistenziale nefrologica di buona qualità, ben articolata nel territorio, quasi totalmente pubblica. I Centri Dialisi, infatti, sono strutture sanitarie che, quanto più sono vicine all’utenza, tanto meglio curano con umanità ed a costi contenuti; quanto meglio sono organizzate ed assistite, tanto più prevengono complicanze gravi e costose. Il merito della qualità della rete assistenziale nefrologica e dialitica marchigiana, non va certamente riconosciuto solo all’ANED; va riconosciuto, anche e sopratutto, alle Amministrazioni Pubbliche della Sanità Regionale, succedutesi negli ultimi 30 anni, che l’hanno progressivamente migliorata confrontandosi, con continuità ed in modo costruttivo, con i pazienti e la loro associazione.

Cosa sta succedendo oggi?

Da qualche tempo l’ANED viene a conoscenza, ogni giorno, di decisioni operative e di proposte che, in nome di auspicati risparmi, prospettano la progressiva disgregazione della rete assistenziale nefrologica pubblica, con conseguenti peggioramento della qualità dell’assistenza ed aumento dei costi operativi. L’ultima notizia, veramente molto preoccupante, scaturisce dalla lettura del “piano di riconversione piccoli ospedali nella Regione Marche”, che prospetta la chiusura dei Centri Dialisi di Sassocorvaro e di Fossombrone ed il declassamento di quelli di Tolentino e Recanati che, secondo i piani, verranno privati dell’assistenza medica continua.

La Regione Marche non realizzerà alcun risparmio da queste assurde scelte; i pazienti ne subiranno i disagi e le carenze assistenziali. Ma tutto ciò interessa a qualcuno? Nel frattempo il dialogo fra l’ANED e gli Amministratori della Sanità Regionale si è interrotto per scelta unilaterale. Da tempo, infatti, non è operativo il “Comitato Tecnico Scientifico sulla Prevenzione e Cura della Insufficienza Renale Cronica”, la sede più importante e storica di confronto propositivo e di programmazione; negli ultimi tempi, anzi, si è tentato di privarlo della rappresentatività dei piccoli centri dell’entroterra, proprio quelli che oggi si propone di penalizzare. Da mesi, inoltre, sia l’Assessorato alla Sanità sia L’ASUR si astengono dal rispondere alle ripetute richiesta di chiarimenti da parte dell’ANED.

L’ANED chiede di discutere le attuali proposte di riforma della Sanità Regionale, che rischiano di minare in modo irreparabile l’efficienza, la qualità assistenziale e la sicurezza di tutti gli ospedali pubblici (piccoli, medi, grandi …), attraverso tagli trasversali che non si tradurranno in risparmi ma, al contrario, in ingenti sprechi di risorse. Già oggi vengono affidati al privato convenzionato ed alle associazioni pubblico privato, prestazioni assistenziali che potrebbero essere effettuate, con grandissimi risparmi e maggiore sicurezza, nei servizi pubblici. Domani, quando tutti gli ospedali pubblici saranno stati definitivamente trasformati in scatole vuote, inefficienti e pericolose, cosa succederà?

Gentili Amministratori, prima di prendere decisioni gravi e definitive, consultate non solo l’ANED, ma tutte le Associazioni dei pazienti! Solo queste ultime potranno indicarvi, in totale buona fede e senza conflitti di interessi, i veri bisogni dei cittadini!

 

 

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