Una sanzione di sei anni fa

La sanzione amministrativa pecuniaria di 1,5 milioni, che il Ministero delle Finanze ha irrogato alla BCC, fa riferimento ad una contestazione risalente all’anno 2008, per mancata segnalazione di operazioni sospette, compiute da un cliente nella filiale di Appignano, in un arco temporale compreso tra il mese di luglio del 2005 ed il mese di ottobre del 2006. Ci tengono a precisarlo i vertici dell’Istituto di Credito per correggere un’informazione che, per come è stata data da alcuni organi di stampa, rischiava di gettare discredito sull’attuale gestione della banca tanto più grave perché avviene a pochi giorni dall’assemblea dei soci prevista per il 25 maggio prossimo. Il Presidente Alberto Niccoli ha fornito, nel corso della conferenza stampa, altri particolari su questa incresciosa vicenda. “Il problema, ha detto, è stato quello relativo all’uso del contante. Una società, che operava attraverso la filiale di Appignano, ha utilizzato il contante per la compravendita di veicoli all’estero per essere venduti in Italia per una cifra di circa 6 milione di euro. All’epoca l’attenzione era minore rispetto all’uso del contante. Tutta l’indagine della Guardia di Finanza fa pensare ad un rischio di evasione fiscale e non all’antiriciclaggio legato a mafia o camorra. E’ chiaro che queste operazioni sono state sottovalutate in quel momento nella loro rilevanza di rischiosità. Le indagini si sono chiuse quindi cinque anni fa”. La banca era consapevole che sarebbe stata sanzionata tanto che, ricorda Niccoli, “aveva già effettuato, negli anni scorsi, uno specifico accantonamento prudenziale al Fondo Rischi ed Oneri del bilancio pari a 314 mila euro circa. Tale accantonamento era in linea con quanto di norma effettuato per analoghe fattispecie di contestazione (10% sulla metà della cifra contestata, ndr). Tanto è vero che la  società di revisione Deloitte&Touche spa, in sede di certificazione del bilancio, non aveva formulato alcuna osservazione in merito.” Il Ministero, invece, ha irrogato la sanzione calcolata sul 20 per cento dell’importo totale dei sei milioni. L’Istituto di Credito di Piazza Leopardi si è trovato così costretta ad aumentare l’accantonamento fino ad un importo corrispondente alla sanzione comminata, e cioè 1,5 milioni euro. L’ incremento in questione ha generato un “impatto negativo” sul bilancio d’esercizio del 2012 la cui perdita si è attestata quindi sui 2,7 milioni rispetto a quello precedente di 1,4 milioni. La Banca, assistita dallo studio legale Bird&Bird di Milano, sta già predisponendo il ricorso avverso il suddetto decreto. “A parere dell’Istituto e dello studio legale, aggiunge infine Niccoli, si ritiene infatti che l’entità della sanzione sia stata commisurata in maniera abnorme!”

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