
Ho letto su “ La Stampa “ di Torino del 16 c.m. un articolo del Prof.Deaglio intitolato “1943-2013.La generazione perfetta compie settant’anni “.
Pur essendo nato diversi anni prima del 1943 ritengo di appartenere a tale generazione per la ragione che gli ambiti generazionali non possono essere delimitati, per tanti motivi,da un passaggio di un anno all’altro.E’ una questione di continuità della storia.I nati qualche anno prima del 1943,non qualche decennio prima,hanno rappresentato insieme a quelli nati nel 1943,cui si riferisce il Prof.Deaglio,una stessa generazione valutabile nel suo insieme,senza escludere,peraltro,i nati qualche anno dopo.
Orbene,letto e riletto l’articolo del Prof.Deaglio,non sono riuscito a capire la definizione di generazione perfetta assegnata dall’articolista alla suddetta generazione.
Ricordo distintamente tutte le ristrettezze che dovemmo sopportare nel periodo della seconda guerra mondiale,la mancanza di generi di prima necessità,il razionamento,le scarpe chiodate per non consumare le suole,i cappotti rivoltati,l’illuminazione serale con le candele e quant’altro, come pure ricordo le strane esultanze dei grandi all’atto della dichiarazione di guerra proclamata baldanzosamente a Roma da Mussolini.
Poi l’arrivo delle truppe anglo-americane con il pane bianco,le stecche di cioccolato,le scatole di carne congelata, regalate a piene mani, cose mai viste prima,la fine della guerra,il passaggio alla democrazia ed alla libertà,il lento avvio della ricostruzione,gli aiuti americani,in estate il mare per tutti a Portorecanati,in corriere stracolme con passeggeri anche sopra il tettino, l’inizio del miracolo economico,una motorizzazione modesta ma generalizzata,la diffusione di un benessere crescente,senza precedenti,aperto a tutti.
Sarei propenso a parlare,quindi,piuttosto che di una generazione perfetta,di una generazione felice,indotta all’ottimismo e ad esaltare le bellezze della vita,proprio perché appena uscita da quella situazione oltremodo precaria ricordata prima.
Senza dubbio una generazione impegnata,consapevole che solo con il sacrificio si riesce ad ottenere molto,almeno nei primi tempi non spendacciona ma portata al risparmio,non inebetita da un consumismo senza freni,e tuttavia non perfetta per il fatto che,senza rendersene conto,stava alimentando una deriva perversa.
Con il tempo,infatti,le è venuta meno sempre più vistosamente la lungimiranza,il senso della misura,non ha capito o non ha voluto capire che pretendere tutto e subito significava ipotecare pesantemente il futuro a scapito delle nuove generazioni che sarebbero diventate vittime di quella felicità sopra rammentata, e per giunta fatte crescere nell’illusione che si poteva continuare ad avere sempre tutto magari ricorrendo allegramente e viepiù pesantemente all’indebitamento pubblico.
Ma sarebbe profondamente sbagliato l’atteggiamento dell’odio generazionale, la totale cancellazione di quella generazione di cui parla il Prof.Deaglio e del suo operato.
Se,infatti,la storia,che è il passato,è e deve essere maestra di vita,bisogna fare una lettura critica di quanto ha fatto la generazione di cui parliamo,valorizzandone le cose buone che sicuramente ha realizzato,anche per non correre il rischio di ripeterne gli errori,ai quali,poi,andrebbero sommati quelli nuovi che inesorabilmente ogni generazione è destinata a commettere.
Gianni Bonfili