La conclusione della vicenda ACOM: una storia di opacità e di ritardi

 

nota di Franco Capponi (Capogruppo PPE Modello Macerata) – Nazareno Agostini (Capogruppo PDL). Come avemmo a dire mesi fa, la storiella politica sulla “Provincia e Regione insieme” a Macerata si è vista proprio sulla “scriteriata” vicenda ACOM. Trasformare poi la sconfitta dell’azione della Provincia, come hanno fatto in conferenza stampa Pettinari e Palombini, in un’operazione positiva è altrettanto scioccante per il buon senso. L’azione della Provincia di Macerata sulla mancata ricapitalizzazione prima e soprattutto sulle procedure di dismissione poi, delle quote dell’azienda ACOM di Montecosaro, è una storia abbastanza rocambolesca e non superata dalla dismissione “trionfale” delle quote della Provincia. L’ACOM era nata dalla intuizione dell’allora Presidente Sauro Pigliapoco che nel 1999, per supplire all’assenza di un servizio di radioterapia, creò ACOM come società mista (privati più Provincia, Università di Camerino, Comuni di Montecosaro e Tolentino) e riuscì, con l’ausilio della Fondazione Carima, a creare questo polo di eccellenza nella produzione di radio farmaci e a installare la Pet, la radioterapia e la terapia metabolica presso l’ospedale di Macerata.

La storia gloriosa dell’ACOM nel recente si è trasformata in una storia di ritardi sia dell’amministrazione Pettinari che della Regione Marche (naturale acquirente delle quote pubbliche) considerato che la Provincia e i Comuni soci, erano obbligati per legge, ad uscire dalle società. Già nel 2009 la giunta Capponi avviò i contatti con la Regione Marche che manifestò allora la volontà di acquisire la quota del 50,1 % appartenente alla compagine “Pubblica”, al fine di inserire l’Acom nel sistema sanitario regionale, salvo poi ritrattare e schernire con valutazioni assurde (la valutazione della Regione è stata in una Due DILIGENCE recente di 133.526 euro per il 100% delle quote) l’azienda stessa. Su questo percorso tutte le componenti pubbliche (Comuni di Montecosaro, Tolentino, UniCAM ed ovviamente la Provincia), ma anche la compagine privata, erano concordi sull’operazione. La totale privatizzazione potrebbe oggi generare effetti catastrofici anche alla sopravvivenza del polo oncologico di Macerata (dato anche l’atteggiamento manifestato dalla Regione Marche di voler misconoscere ora questa realtà) punto di riferimento regionale e nazionale. In questa operazione inoltre sono andati in fumo circa 300.000 € in meno di introito per la Provincia rispetto alle iniziali offerte della Regione. In fumo anche i tanti proclami di difesa della struttura sanciti in altrettanti documenti regionali (interrogazioni e mozioni) come quelle del Consigliere Sciapichetti, che hanno indotto a scrivere alla stampa fiumi di inchiostro per dire che il servizio sarebbe stato salvaguardato e poi vedere questa amara conclusione. Noi, ribadiamo anche oggi, che la bontà dell’iniziativa c’era tutta, un servizio che nell’arco di un anno parla a 2.500 pazienti, un servizio che in questi anni ha visto più di 20 mila pazienti usufruire della PET e dei servizi del polo di eccellenza del Centro oncologico di Macerata. Per noi resta incomprensibile come la Regione Marche abbia avuto “attrazioni fatali diverse da quelle dell’azienda di Montecosaro” con cui doveva stringere un matrimonio che andava anche verso il contenimento dei costi di acquisizione del farmaco. Ne’ Pettinari, né Palombini possono gioire neanche per il realizzo ottenuto dalla vendita delle quote della Provincia, se prendiamo ad esempio gli investimenti sinora fatti, ma soprattutto quanto ricavato dal comune di Montecosaro che aveva già ceduto il suo 9,48% ricavandone circa 315.000 euro (tra l’altro la cessione fu impugnata dalla Provincia), una semplice equazione matematica avrebbe stabilito che il giusto valore del 38,9% delle quote della Provincia di Macerata, potesse valere 1.292.500,00 contro i 980.000,00 realizzati. Visto il cambio di rotta della Provincia inoltre sarebbe necessario ora che la Giunta Provinciale spiegasse perché si è opposta alla nostra proposta di svincolare da subito il Patto che obbligava l’esistenza di una maggioranza pubblica, quando l’affaire Regione Marche era svanito e si è opposta alla cessione fatta dal socio Comune di Montecosaro, creando problemi a quella amministrazione e facendo sostenere alla Provincia anche incongrue spesse legali per i ricorsi al TAR, tra l’altro persi. Nessuna vittoria quindi per l’amministrazione Pettinari, ma una pesante sconfitta per i cittadini di questa Provincia e un mancato consolidamento del polo oncologico e della PET maceratese. La conclusione della vicenda non rafforza neanche le attività dell’azienda Acom per la mancata messa in rete con il modello oncologico della nostra Regione. Concludiamo questo intervento augurando alla proprietà e ai dipendenti un buon lavoro e assicurando che potranno sempre contare sul nostro sostegno. Ringraziamo personalmente il Presidente dell’ACOM Dott. Sauro Pigliapoco (ideatore e anche nostro rappresentante in seno al Cda ACOM per la Provincia di Macerata) per l’impegno profuso in questi anni e per aver individuato un settore, come quello della farmacologia oncologica, che ha consentito, oltre lo sviluppo di nuovi trattamenti oncologici d’avanguardia sul nostro territorio, anche l’insediamento di un’attività ad alto contenuto di innovazione e di ricerca in un contesto arido di iniziative similari.

Ci auguriamo inoltre che la Regione Marche tenga in debita considerazione l’esistenza di questo polo di eccellenza e che oltre a scongiurare il rischio concreto di interrompere a breve la fornitura di radiofarmaci, necessari al funzionamento della Pet (la tomografia a emissione di positroni, tecnica di medicina nucleare e di diagnostica) all’ospedale di Macerata, si sviluppi una proficua collaborazione a vantaggio di tutto il sistema socio-sanitario di tutta la Regione.

 

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