Mentre le chiese e i palazzi come simboli della fede e del potere stanno a testimoniare la storia civile dei nostri piccoli centri, le osterie sono state completamente dimenticate in quanto considerate a torto luoghi immondi frequentati per lo più da quei personaggi invisibili (piccoli artigiani e commercianti di bestiame) che hanno contribuito in maniera determinante alla costruzione e conservazione delle nostre città. Quindi l’osteria va riconosciuta a tutti gli effetti come un luogo dello spirito, figlia di un dio minore della storia, quella sociale. Basti pensare che ad Acquacanina, uno dei comuni più piccoli delle Marche, c’erano addirittura due osterie lungo via Leopardi: quella di Giannina Milani Ferri e quella Gemma Michilli. La prima venne rilevata da Vittorio Picotti che la gestì almeno fino alla fine degli anni Settanta, come risulta dall’elenco telefonico del 1978/79, in quanto posto telefonico pubblico denominato Bar Picotti. Invece l’osteria di Gemma Micelli fu rilevata dal 1975 da tale Pietraggi che la gestì fino al 1986. Nel 2007 il locale è stato riaperto con una buona dose d’orgoglio da Claudio Todesco, per tanti anni guardia del Comune di Fiastra, col nome di Mini Bar. All’interno del locale c’è una foto ingiallita che rimanda all’allegria tipica degli anni Cinquanta: sette amici in posa, qualcuno fa le corna all’amico accanto. Il simpatico gestore ci racconta che sopra al locale c’era un teatrino e che la scala venne demolita per crearci un bagno. Comunque all’esterno dell’osteria di Giannina è ancora leggibile un’iscrizione a testimonianza del luogo e della reclame dei tempi andati: ;