Porto Recanati: la parola all’ex sindaco Montali e a quel che rimane dell’ex Giunta

Sono il Pd portorecanatese e l’assessore regionale Paola Giorgi a sedere sul tavolo degli imputati di fronte ad una arrabbiatissima Sabrina Montali e ad alcuni suoi fedelissimi. A giorni nel comune rivierasco s’insedierà il commissario prefettizio a chiudere poco meno di un anno di Giunta fatta di colpi di teatro e di scossoni. “Hanno dato le dimissioni nelle mani del notaio, come se si trattasse di comprarsi casa, ha commentato l’ex primo cittadino riferendosi ai 9 ex consiglieri che si sono dimessi in massa. La parola magica per spiegare quanto successo per la Montali è solo una: il Burchio a cui lei, fedele al mandato conferitole dagli elettori, si è opposta contro tutto e tutti: “Abbiamo avuto contro Gian Mario Spacca, l’assessore regionale Paola Giorgi, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. E il Pd che fa? Mi recapita una sfiducia di fatto, procurandosi pareri legali diversi da quelli richiesti dall’amministrazione, presentando in consiglio un ordine del giorno contrario a quello della coalizione, e soprattutto dimostrando di avere dei retro pensieri a livello di difesa del territorio. Per il Pd è un’occasione persa: si sono legati a logiche che hanno a che fare con l’interesse dei lottizzatori”. Accanto a lei, a darle man forte l’ex vicesindaco Lorenzo Riccetti che confessa di ave voluto allora, all’inizio del mandato della giunta Montali, l’assessorato all’urbanistica “come garanzia che avremmo combattuto contro la cementificazione. Di questa lotta il Pd ha fatto merce di scambio, chiedendo cariche e garanzie in cambio di un appoggio sul Burchio. Hanno diffuso alla stampa, invece che al sindaco, i pareri dei loro avvocati, quando già la Coneroblu minacciava azioni legali di risarcimento: questo vuol dire passare dall’altra parte, e tutto è stato palese ieri, quando uscendo dal notaio il capogruppo Pd Petro Feliciotti si è congratulato con l’architetto della Coneroblu Giancarlo Biagioli, stringendogli la mano”. Altro terreno di scontro: la macchina amministrativa, specie lavori pubblici e ambiente dove il Pd, accusa la Montali, ha difeso sino all’ultimo il dirigente Daniele Re: “Per votare con noi sul Burchio hanno preteso che gli fosse garantito il posto. Mai avrei pensato che il nome di un funzionario potesse mandare in frantumi una maggioranza: ma è successo 8 giorni fa, quando in giunta abbiamo votato a maggioranza l’accorpamento di quegli uffici abbiamo perso due assessori. Avevamo uffici che si muovevano fuori dalla logica del massimo risparmio nelle gare d’appalto, ogni giorno perdevamo fiumi di denaro, ignorarlo era come voler stare su una barca rotta senza tappare la falla”. E poi il dito è puntato sui controlli sul patrimonio comunale, “a volte concesso in uso solo sulla parola, senza alcun contratto, sottolinea Riccetti, la costa e la diatriba con la Giorgi e poi ancora l’hotel House con il progetto dell’immobiliare Sofim. “La visita di Salvini e il can can che ne è seguito, dice Riccetti, hanno rischiato di mandare a monte l’operazione interforze della mattina del 5 maggio, preparata dopo 6 mesi di tavoli nell’ambito del nostro progetto di controllo delle residenze: altro che mandare i carabinieri per far vedere che facciamo qualcosa”.

foto da cronache maceratesi

 

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