Se hai fantasia e mani capaci che cosa può venir fuori dal motore di una lavatrice, qualche barra di ferro, una ruota di bicicletta, un tubo di plastica, vecchi fili di rame, interruttori e una cassettina di legno? Beh, se andate nel garage del trentasettenne di Macerata, Marco Silvestri, nella sua casa di contrada Pace, rimarrete a bocca aperta e occhi sgranati. In bella mostra c’è un telescopio tutto realizzato artigianalmente. L’abbozzo iniziale (sempre artigianale) Marco, dipendente di una ditta che appalta lavori dall’Enel e vive in famiglia con i suoi genitori, lo ha acquistato da un suo amico che doveva trasferirsi all’estero: niente di più che un tubo di plastica, uno specchio parabolico e alcune ottiche. Con una maestria più unica che rara, trovando per la maggior parte pezzi e materiali di recupero, è riuscito, passo dopo passo, in quattro anni, nel garage di casa, a creare questa specie di cannone semovente che, ora, per seguire gli astri, riesce a manovrare da una specie di play station fatta da leve, vecchi fili di rame e interruttori, il tutto racchiuso in una cassettina ricavata da assi da imballaggio. Non bastasse, nei ritagli di tempo, ne sta costruendo un altro, secondo lui “più raffinato e preciso”, che lo impegnerà per tantissimo perché vuole farlo tutto in legno come quello che usava un tempo un certo Galileo. Oggi, però, dispone di un tornio meccanico che ha costruito con un motore di lavatrice, qualche barra e … una ruota di bicicletta.
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