Un titolo singolare dal significato ambiguo ma pertinente per una mostra senza una tematica comune, dove fotografia e scultura convivono con diverse tipologie di ricerche da parte degli artisti. Insieme ai lavori fotografici di Franco Cingolani, Giancarla Lorenzini, Paola Mandozzi, Ernesto Scarponi, c’è la felice “intrusione” della scultrice Chiara Demenella. Non è un particolare di poco conto se pensiamo quanto la fotografia sia sempre stata vicinissima alla scultura, tanto da influenzare il concetto e il lavoro degli scultori stessi. Basti pensare a Rodin il quale controllava le immagini fotografiche delle sue sculture, così come Medardo Rosso e Brancusi, che amavano fotografare le loro opere in condizioni mutevoli di luce. Come ha detto la prof.ssa Donatella Donati durante la presentazione, la luce è per il fotografo l’elemento primario e indispensabile per produrre un’immagine. “La parola fotografia ha origine da due parole greche, foto (phos) e grafia (graphis); letteralmente quindi fotografia significa scrivere con la luce”. Mentre per lo scultore è l’elemento fondamentale da utilizzare per i suoi svariati effetti espressivi. Ed è sempre la luce che ci trasmette molte delle sensazioni o emozioni mentre guardiamo un’opera. Franco Cingolani citando Les Amants di Magritte, crea un racconto fotografico unito agli oggetti utilizzati nel set, ciascuno carico di forti simbologie: una sedia, due panni annodati tra loro, due maschere e una catenella appesa a un muro. L’installazione diventa metafora di due processi, mentale e materiale, dove si avverte la complessità emotiva rivolta alla ricerca della totale libertà. Nel lavoro di Giancarla Lorenzini il principio dello sfocato si configura come elemento chiave. Geografie della memoria sono immagini interiori, dal risvolto spirituale e intimista, che rimandano ad un pittorialismo moderno e astratto. Il reportage di Ernesto Scarponi documenta la vita nella città rumena di Stramtura dove la tecnologia sembra non abbia intaccato l’autenticità della popolazione, mentre i ritratti di Paola Mandozzi si presentano come esplorazioni psicologiche di ragazzi ripresi nel momento più fulgido della loro vita. Questi dialogano con i ritratti scolpiti di Chiara Demenella e un grande albero che presenta alcune affinità con l’essere umano.
La mostra inaugurata giovedì 6 agosto, rimarrà aperta fino al 17 agosto.
Nikla Cingolani
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