In un casolare di Romitelli ospiti 25 migranti in attesa dell’accoglimento della domanda di asilo politico

Non è passata inosservata ai tanti recanatesi, che ogni giorno per ragioni di lavoro si muovono lungo la strada Regina, la presenza di un nutrito numero di extracomunitari che stazionano in prossimità del nucleo abitato Romitelli. Si tratta di circa una venticinquina di migranti provenienti dall’Africa che, su disposizione della prefettura, sono stati trasferiti nel giugno scorso dalla Sicilia a Recanati. Alloggiano in una casa privata gestita dal Gus in attesa che sia accolta o meno la loro domanda di asilo politico. Secondo i tempi stabiliti dalla legge (tre settimane) questi profughi avrebbero dovuto già conoscere il loro destino, accolti o rispediti al loro luogo di origine, ma generalmente, invece, la risposta non arriva prima di sei mesi, se non addirittura un anno. Il danno è reciproco: per questi giovani fuggiti dai loro paesi in guerra che, in mancanza di un pronunciamento da parte dello Stato, sono privati di un destino garantito loro dall'Onu e danneggia le casse pubbliche che per la loro accoglienza continuano a sborsare in media 40 euro al giorno per persona. Vivono in questo alloggio e il loro passatempo quotidiano è quello di fare delle passeggiate e di recarsi nel vicino spaccio Romitelli per fare degli acquisti.  L’assessore ai servizi sociali Tania Paoltroni ci dice che il Comune si è limitato, per ora, non gestendo direttamente la loro presenza nel territorio, a garantire loro una assistenza sanitaria chiedendo fra i medici di medicina generale del Comune leopardiano la disponibilità a prendersi cura di loro. Il sindaco ebbe modo, al loro arrivo, di far visita a questa piccola comunità di migranti posando in una foto di gruppo insieme ad alcuni responsabili del Gus. Questi ragazzi, disse allora il primo cittadino,  sono scappati da guerre, violenze, persecuzioni, pulizie etniche: “Attenzione allo scatenamento della guerra tra poveri, a dimenticare la storia, a non tendere la mano a chi ha bisogno, ad arrivare a facili conclusioni che possono accontentare la pancia e placare per un po' la rabbia per le tante cose che non funzionano ma alla lunga distruggono il sentimento di umanità che deve guidarci.”

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