Moretti verso la riconferma alla presidenza della Fondazione Ircer. Ai consiglieri specifiche competenze

Alfredo Moretti: la concretizzazione di un parterre di questo tipo ci inorgoglisce. Speriamo solo che a grossi nomi corrisponda anche grosse cose. Gettone di presenza: quella era l’epoca artigianale dove si chiamavano dei cittadini rappresentanti della politica che venivano messi in un ingranaggio, io parlo sino a due anni fa, dove tutto andava in automatico. Da lì in poi però non è più andato in automatico perché gli Ircer si erano trasformati in fondazione privata dove l’impegno che ci si assume è sempre maggiore e richiede competenza, voglia di fare, un volontariato attivo. Da qui era partito l’idea di un gettone di presenza per l’impegno che ci si doveva assumere. Io ho ascoltato Umberto Simoni che parlava di un spirito di volontarietà e di attivismo locale e questo è da trasferire ai giorni nostri con personaggi diversi. Lo zampino c’è tutto, anche il mio apporto è stata una gamba pesante nel senso che una volta verificatesi le dimissioni, fatta all’italiana veniva spontaneo fare una semplice sostituzione. Invece questo tempo è servito per maturare delle decisioni e ringrazio tutti coloro con i quali siamo entrati in contatto, un gruppo di recanatesi per Recanati, gente di spessore, che intende il volontariato in maniera costruttiva, organizzativa. Si è innescato un discorso di tipo politico e programmatico che ha portato all’organizzazione di questo gruppo che con forte difficoltà spero abbiano prodotto. Il projet financing della Gigli diciamo che è un tassello che era stato in qualche modo affrontato con il cda precedente. Il nuovo si dovrà confrontare con tutta la sua autonomia ed esperienza ed è+ per questo che ho chiesto tecnici e manager che sappiano darci risposte giuste. Non è possibile che oggi dopo 7 – 8 mesi dall’inizio di questo discorso tutti siano autorizzati a dirci la loro opinione ma poi nessuno va a concretizzare gli aspetti positivi e quelli negativi. Il primo atto è scegliere il presidente e mi premeva dire che la presidenza mi viene chiesta e caldeggiata. Ritengo che vanno distinti i due percorsi che la Fondazione deve percorrere: uno è quello della promozione della salvaguardia del miglioramento della sua struttura primaria, assistenza alle persone in disagio e voglio esprimere tutto il mio piacere qualora mi venisse confermata la presidenza, al tempo stesso voglio riconoscere un altro piano che è quello organizzativo, dirigenziale manageriale che oggettivamente non può competere a me in quanto è una competenza nuova, moderna e su questo piano io ho chiesto aiuto a chi ne sa più di me ed è qualificato a farlo. Io chiederò che all’interno del cda vengano riconosciute e precisate competenze specifiche: ci sarà chi guiderà e seguirà la parte del patrimonio, chi all’agricoltura, i rapporti con il mondo esterno politico ed imprenditoriale, che seguirà soprattutto lo scopo principale della Fondazione e cioè l’assistenza socio-sanitaria del vecchio Ircer e poi il nome che dovrebbe chiudere questo cerchio è colui che riesce a coordinare tutto, quindi non più la vecchia figura del vecchi presidente come era inteso sino ad oggi, ci vuole qualcuno che effettivamente rappresenti gli Ircer come una fondazione moderna. Quindi ad ogni nome del cda è associata una competenza ben specifica. Presto la convocazione del cda, prima di Natale. Mi ha coinvolto molto in questo tipo di discussione e mi ha fatto piacere che ci siano dei recanatesi che hanno già dimostrato in altre occasione di poter dare una mano e di saperlo fare. Mi porto anche altri recanatesi che non compaiono nel cda e che però sono presenti perché sono benefattori. Io voglio ripristinare la lista dei benefattori non perché uno deve morire contento ma è possibile che a Recanati non ci siamo 10 o 20 persone che mettano a disposizione le loro competenze? Una delle scommesse che andremo ad affrontare, vista anche le difficoltà in cui versa l’ospedale, è quella di vedere come possiamo noi confrontarci con una realtà del genere. Se facciamo due conti l’Asur ci darà sempre meno, sta cedendo tutti i servizi al territorio e trasferisce tutto all’ambito: esempio autorizzazioni prima avute e poi sospese per il centro Alzheimer. C’è un pubblico veramente in difficoltà, c’è un privato che sta con le zanne fuori dalla bocca e appena può si va ad infiltrare nei gangli deboli della sanità. Che ci sarebbe di male se una struttura recanatese, che sta sul territorio da 500 anni, ad un certo punto prova a riappropriarsi di alcune funzioni, per esempio nella revisione della cosiddetta casa della salute perché non dare un ruolo importante agli Ircer in quell’ambito senza fare cose raffazzonate, miniaturizzate solo perché la legge pretende questo? Si potrebbe utilizzare l’immobile anche per altri scopi che adesso verrà sottoutilizzato. Se poi lo impoverisco di quelle che è la parte tecnica: per esempio se l’Asur non sarà in grado di gestire un servizio di radiologia perché non ha i soldi per farlo anziché farci entrare un privato non potrebbe farlo gli Ircer? E’ un discorso non semplice ma se io aspetto che arrivi il privato che ha come scopo fondamentale il guadagno. Io riparto dalla eticità del discorso Ircer per risolvere le difficoltà della popolazione. Gli Ircer muoiono se si fossilizzano solo a gestire gli ospiti della struttura, è una involuzione come parcheggio finale, invece è un momento di una dinamica complessiva. Io ho parlato di un circolo virtuoso dall’ospedale, alla RSA e alla casa protetta e se al centro ci sono gli Ircer penso che facciamo una bella opera. Non basta i soldi ma anche passione, professionalità e poi ho scoperto che la Fondazione deve avere tutti questi requisiti a livello locale ma anche coperture, capacità di contatto a livello più alto. Mi trovo un imprenditore illuminato Casali che ha avuto sempre a cuore questa tematica, pensa l’esperienza di Paolo Tanoni con il film e il risultato, in questo settore potremo fare un’operazione simile perché le idee vengono ma ci vuole chi ha la capacità poi di realizzarle. L’idea è quella di mettere insieme chi ha buone idee, capacità di realizzazione e buona volontà e passione per la città. Voglia di mettersi in discussione di tutto il cda e sapere che 6 sessantenni si siano ritrovati intorno ad un tavolo per dire che possiamo fare è veramente incredibile ed entusiasmante.   

;

Lascia un commento