RECANATI 7/1/2016. Saper guardare e saper vedere non sono esattamente la stessa cosa.
Guardare significa indirizzare lo sguardo in una direzione senza essere necessariamente in grado di notare quello che rientra nella visuale. Vedere, invece, significa notare qualcosa di preciso in ciò che si osserva. Questa grande capacità di posare lo sguardo in modo dinamico su particolari evidenti ma che sfuggono ai distratti è una qualità che appartiene indubbiamente al Dott. Sergio Beccacece, il quale più volte ci ricorda come Recanati sia un contenitore di rilevanti espressioni storico-artistiche da proteggere ma anche da potenziare. Beccacece ritorna a parlare del portale di Sant’Agostino segnalando come l’ultimo intervento di manutenzione sia terminato con un esito poco felice dal punto di vista estetico (Foto di chiusura), con una protezione anti-piccione che toglie dignità al portale e, soprattutto, con la scomparsa del busto del Padreterno denunciata poco tempo fa. Nell’attesa di una risposta dall’amministrazione, ha rilevato altre curiosità durante un breve tour nel centro cittadino.
Si inizia davanti al portale di San Domenico (Foto 1) realizzato su disegno di Giuliano da Majano, proprio come quello di Sant’Agostino, eseguito da uno scalpellino di Fiandra. Anche qui, almeno fino al 1958, spiccava sopra il portale, il busto del Padreterno quasi simile a quello di sant’Agostino, solo che questo lo possiamo trovare all’interno della chiesa in fondo, a sinistra dell’altare. L’iconografia classica mostra un vecchio solenne, dalla barba bianca con la mano destra alzata in un ampio atteggiamento benedicente, mentre con la sinistra tiene il libro del mondo. Quest’ultimo particolare differisce dall’altro busto gemello, quello di Sant’Agostino, poiché in mano regge una sfera (Foto copertina). Per arrivare in fondo alla chiesa si percorre la navata sinistra, dove troviamo il ritratto di S. Vincenzo Ferrer in Gloria (Foto 2) l’affresco eseguito da Lorenzo Lotto (ca. 1513), staccato e riportato su tela e sottoposto a restauro per la mostra sul Lotto del 2013 a Torino. Peccato che la cornice dove è contenuto non verta proprio in buone condizioni e mostra un tantino di incuria vista anche la striscia di scotch di carta sulla parte centrale (Foto 3). Anche nascondesse la buona intenzione di proteggere in qualche modo una parte della cornice, poco giustifica la sua presenza poiché non è in corso nessun restauro. “Questa opera meriterebbe una maggiore pubblicità!” afferma il dottore. L’altare successivo, mostra un dipinto con l’immagine di Sant’Elena Imperatrice in venerazione della Croce (Foto 4). Il culto della croce non fu immediato ma ebbe uno slancio particolare con l’imperatore Costantino dopo il sogno in cui la divinità con la frase “In hoc signo vinces (con questo segno vincerai ) gli suggerì di mettere la croce nelle insegne delle guardie romane per vincere la battaglia di Ponte Milvio. Costantino decise così di inviare la madre Elena a Gerusalemme per cercare la Croce della Crocefissione. Luigi Rosino Varinelli, autore della guida “Recanati: Storia ed Arte” (1979) a pag. 138 scrive: “All’altare di Sant’Elena, come da bella tela, è conservata la reliquia di Santa Croce qui portata da San Pietro Martire”. La chiesa di S. Domenico di Recanati è stata costruita dopo la venuta dei padri Domenicani nel 1272. Nel convento, ora demolito, sostò San Pietro martire che vi lasciò una reliquia della Santa Croce. Purtroppo anche qui nessuna segnalazione. Infine, altra curiosità, sull’altare centrale, alla base dell’edicola dove è posta la statua della Madonna, c’è un rilievo dorato in stucco (Foto 5) che mostra scimitarre con la lama rivolta in basso in segno di sconfitta. Interessante considerare che la prima domenica di ottobre si festeggia la Vittoria delle armate cristiane a Lepanto avvenuta il 7 ottobre 1571. Si racconta che Pio V, mentre a Lepanto imperversava la battaglia, ebbe una visione della Beata Vergine con in mano la corona del Rosario, la quale gli comunicò la vittoria dei crociati. Alzatosi in piedi, si dice abbia esclamato: «Sono le 12, suonate le campane, abbiamo vinto a Lepanto». Ordinò che le campane fossero suonate ogni giorno a mezzogiorno e che si recitasse l’Angelus in onore di Maria, ed esattamente un anno dopo, il 7 ottobre 1572, istituì la festa del Santo Rosario. “Questa è una cosa che notò Don Giovanni Simonetti.” Conclude il dottore. Si prende così la via verso Sant’Agostino dove si conclude la breve passeggiata, passando dai giardini dove, anche se c’è il personale per la manutenzione non si può non notare la “fontana dei rifiuti” (Foto 6). Più volte è stato segnalato il degrado di questa vasca diventata un cassonetto che proprio non si addice ad una città favolosa come Recanati. Eppure tutto questo è sotto lo sguardo di chi dovrebbe vedere ma, parafrasando il Liga, sembra che gli occhi siano “impegnati in ben altro modo”.
Nicla Cingolani
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