UNA PORTA SANTA IL PRESEPE DI LEANDRO MESSI

Non è solo un capolavoro di assemblaggio il presepe meccanizzato del recanatese Leandro Messi, ma una vera Porta Santa quella in cui si entra per ritrovarsi nella Betlemme del tempo dei tempi.

Ci accoglie una piccola tartaruga di terra che, lentamente, tira fuori la testa. Tutto accade lentamente, come l'alternarsi del giorno e della notte. Lentamente, come lo svolgersi della vita dei protagonisti del villaggio, intenti a lavorare e a prodursi instancabilmente.

Morbidissimo il cedere alla fatica di una donna, nello stacciare la farina che cade dalla macina di un mulino. Assecondato dal mulo che osserva, dopo essersi abbeverato alla fontana, il movimento del raccogliere l'acqua di un robusto contadino.

Al centro c'è lei, Maria che, distesa sul pagliericcio dopo la fatica del parto, con la gioia che accomuna ogni madre, si alza per accogliere tra le braccia il neonato che Giuseppe le porge amorevolmente.

Fanno da sottofondo i suoni della natura, i sani rumori dei lavori svolti con la cura antica di chi quei lavori ama e l'alternarsi dei canti dell'allodola e dell'usignolo di scespiriana memoria. Non mancano i richiami di uccelli notturni e quelli dei galli al sorgere del sole.

Ogni cosa si cheta, per poi rianimarsi in placida successione.

C’è pace, ordine e colore d’amore nel paesaggio di Leandro Messi e senso di pace è ciò che proviamo, percorrendo la sua Porta Santa.

Prima di uscire dal percorso presepiale, lasciamo cadere una moneta d'offerta nella fessura situata di fronte ad una statuina che raffigura un uomo anziano. L’osserviamo sorridendo, mentre si inchina nell’atto di ringraziare, togliendosi il cappello.

È simile al leopardiano venditore d'almanacchi e ci augura buona fortuna per l'anno nuovo; un anno appena nato, come il Bambinello di Betlemme che ci sorride con l'umiltà di sempre.

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Luciana Interlenghi

 

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