Più di trecento pensionati di Macerata saranno domani (venerdì 12 febbraio) ad Ancona in Piazza del Plebiscito per protestare contro la riforma della Sanità, così come è stata concepita a Roma, prima, ed attuata, ora, nelle Marche. Una riforma che sta erodendo una dopo l’altra tutte le sacrosante conquiste del passato, che non erano altro – per chi avesse dubbi in proposito – che l’attuazione dell’articolo 32 della Costituzione. Insieme ai pensionati di Macerata scenderanno in piazza anche quelli provenienti dalle altre province, con uno schieramento compatto e trasversale che vede, fianco a fianco, i pensionati di CGIL, CISL ed UIL.
Nonostante la buona volontà del Sindacato Pensionati Italiani CGIL di non andare allo scontro con i vertici regionali sulla questione sanità, nonostante gli accordi stipulati in merito e scavalcati unilateralmente da Regione ed Asur che non hanno neppure preso in esame la possibilità di un confronto con la controparte istituzionale, noi dello SPI siamo ancora disponibili per un dialogo, ma che sia finalizzato chiaramente ad un riordino efficace della sanità regionale, senza ledere i diritti di nessuno, in particolare chi si trova ai margini della società.
Lo SPI di Macerata denuncia in particolare il mancato potenziamento delle cure domiciliari, con un evidente danno per i non-autosufficienti, la mancata istituzione del Fondo Regionale di Solidarietà, il mancato convenzionamento di 400 posti-letto di Residenza Protetta per gli anziani non-autosufficienti, la mancata attivazione delle Case della Salute, anche per l’assenza di un accordo con i Medici di Famiglia.
Lo SPI denuncia altresì le decisioni unilaterali della Regione e dell’Asur, come la “scomparsa” dei posti-letto di lungodegenza e day-surgery (ciclo breve) dagli ospedali di Comunità ed il tentativo di “scippo” della contrattazione collettiva in Area Vasta, per accentrarla in Asur.
Sono queste le motivazioni alla base della manifestazione di Ancona, ove i pensionati dello SPI CGIL diranno NO ad una riorganizzazione decisa esclusivamente da Regione ed Asur; SI al dialogo sociale ed al confronto con cittadini e lavoratori, per evitare il declino dei servizi sanitari; SI ad una riforma vera del Servizio Sanitario Pubblico regionale, che metta però al centro i bisogni delle persone (e non quelli della ragioneria) e che rafforzi la medicina del TERRITORIO ed i SERVIZI SOCIO-SANITARI.
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