In città ha creato grande sgomento l’inspiegabile tragedia che si è consumata sabato pomeriggio nell’abitazione di Giuseppe Paoletti, ricavata in un capannone industriale in località Sambucheto di Recanati, dove la figlia Laura, 32 anni, ha prima esploso un colpo di fucile al figlio Giosuè di appena sei anni colpendolo alla nuca e poi si sarebbe puntata la canna dell’arma al mento prima di premere il colpo mortale. La gente, gli amici e i parenti si stanno domandano il perché la giovane mamma abbia deciso di cancellare due vite, la sua e quella del figlio, che cosa abbia fatto maturare nel suo cuore una decisione così drammatica.
Sul luogo del fattaccio sono stati rinvenuti tre proiettili da caccia, due esplosi, quelli che hanno freddato le vite del piccolo Giosuè e di sua madre, e il terzo inesploso, forse caduto a terra nella concitazione della donna di caricare l’arma regolarmente denunciata dal Giuseppe Paoletti e custodita in un armadio. All’origine del gesto ci sarebbe il difficile rapporto con l’ex convivente, dal quale sei anni fa ebbe il figlio che dal momento in cui hanno deciso di separarsi è diventato l’affetto da contendere. Il padre, dopo una dura battaglia legale, era riuscito ad ottenere dal giudice la possibilità di poter stare con il piccolo Giosuè in questo week-end. Chissà se è questa la circostanza che ha fatto scattare nella giovane mamma la molla che l’ha spinta a questo gesto estremo quanto folle.
Lorenzo Lucaroni, al momento del dramma, sembra si trovasse in casa di una amica – psicologa, non è dato sapere se per un colloquio informale o per una seduta programmata. A prelevarlo dalla palazzina, dove la professionista riceve i suoi pazienti, sono stati alcuni agenti in borghese. Lorenzo è stato trasportato a bordo di un’autocivetta nella vicina caserma dei carabinieri di Recanati dove è stato interrogato. Alla notizia della morte di Laura e del figlio si è sentito male tanto che per lui è stato necessario il ricovero ospedaliero nel nosocomio di Macerata dal quale questa mattina, dopo una notte di accertamenti, è stato dimesso.
Intanto è giunto dall’Inghilterra, dove lavora, Nicola Paoletti, il fratello di Laura, per stare vicino al nipote e alla sorella anche se per il momento non potrà vederli, in attesa dell’autopsia che sarà eseguita nella giornata di domani. Solo poco tempo fa Laura e il piccolo Giosuè erano stati in Inghilterra a trovarlo ed aveva già programmato a breve una gita a Firenze. E allora perché quel gesto? I lavoratori della Teuco, comunica Marco Ferracuti della Cisl, per rispetto alla tragedia hanno deciso di rinviare lo sciopero previsto per questa mattina al prossimo lunedì.
Intanto su facebook con poesie, foto e piccoli pensieri sono molti ad esprimere il proprio cordoglio per quanto successo, dalle maestre del piccolo Giosuè, che frequentava la 1° elementare “Gigli” nel Chiostro di Sant’Agostino, alle mamme dei suoi amichetti: “voglio ricordarti come quando ci siamo conosciute al parco giochi con i nostri bambini piccoli (la stessa età) che giocavano si tenevano per mano. Parlando di quando saranno stati grandi……Ricordo le passeggiate fatte in bicicletta con a bordo i nostri pargoli. La tua dolcezza, la tua protezione, la gioia di essere mamma. Ciao Laura. Ciao Campione.” Parole piene di dolore quelle di Riccardo Lucaroni, fratello del papà del piccolo Giosuè, che preferisce ricordare il bambino mentre sta giocando con le “amate Lego, sorridendo davanti a un video dei Muppets o di Dastardly&Muttley, correndo intorno al tavolo col tuo cuginetto… è tutto cosi ingiusto! Zio Riky non ti dimenticherà mai!”.
Fra i tanti messaggi, non manca neanche quella di Paola Nicolini, psicologa: “E' questo un momento in cui raccogliere le energie e tutta la consapevolezza di cui siamo capaci, di spegnere le tivù e allontanare i giornali dai bambini, per essere loro vicini di persona, per raccontare che nella vita si può anche morire da piccoli sebbene non sia la norma, che anche gli adulti possono sbagliare sebbene non capiti tutti i giorni, che accadono cose inspiegabili anche per i grandi sulle quali si può piangere insieme e insieme provare paura o dolore ma che non sempre si possono capire, che si può fare un disegno o scrivere una frase per il nostro compagno di scuola o amichetto e per la sua mamma che non ci sono più, o per i cuginetti o i suoi nonni o per gli zii o per il suo papà. Perché vorremmo rifuggire dal doverlo fare, ma non possiamo delegare alla stampa o alle parole sentite per caso l'accompagnare i nostri bimbi in giornate come queste, che nessun essere umano vorrebbe mai ricordare.”
Infine c’è chi al piccolo Giosuè dedica una poesia. E’ la poetessa recanatese Luciana Interlenghi, amica di famiglia, a scrivere questi versi:
A GIOSUÈ
Ti divertivi a raccogliere le ciliegie dal grande albero in giardino. Con una carriola piena di frutti rossi appena raccolti volavi, inseguito dal sole, nella casa dei nonni. Una casa nata su una terra scavata, coltivata e arricchita dalla famiglia. Il tuo bisnonno Giovanni l’ha fertilizzata con il sudore della fatica di una volta, quando i princìpi ERANO. Allora bastava una stretta di mano per cementare un contratto, un’amicizia, l’onore.
Poi sei arrivato tu, un frugoletto dagli occhi grandi, più grandi del dovuto per la tua età, perché della vita e nella vita hai guardato e, forse, visto troppo presto.
Ti divertivi a raccogliere le ciliegie e a correre dietro il cagnolone di casa che avevi spruzzato di blu per renderlo fantastico e nella fantasia di una fiaba dolorosa hai lasciato tutto.
A te e alla tua mamma Laura, la Pace che noi della Piccola Città non vi abbiamo saputo donare ed il silenzio che meritate.
Luciana
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