Da più parti, ultime in ordine di tempo, dal presidente del consiglio comunale Massimiliano Grufi e dal consigliere di minoranza Sabrina Bertini, si sollevano unanimi gli appelli perché venga trovata una soluzione che ponga fine al conflitto in atto fra il Comune e i due enti di cultura cittadini: il Centro Mondiale della Poesia, con il quale sono in piedi, persino, due azioni legali intentate da quest’ultimo, e il Centro Nazionale di Studi leopardiani.
Ma c’è anche chi, come il vice sindaco nonché assessore al bilancio, Antonio Bravi, che, nel tentativo di chiarire la posizione e le ragioni dell’Ente che rappresenta, aggiunge un pizzico di pepe a tutta la spinosa vicenda. Bravi, infatti, distingue la funzione dei due Enti: il Cnsl, guidato dal suo presidente Fabio Corvatta, “che svolge, afferma, un’attività che riteniamo vada conservata e salvaguardata perché ha una sua storia, un comitato scientifico di altissimo livello e ha organizzato convegni importanti. Invece il Centro Mondiale della Poesia possiamo dire che è un giocattolino costruito più che altro per drenare risorse dal Comune. Nessuno vuol obbligare, aggiunge Bravi, a che questa associazione si sciolga, perché ha il diritto di fare l’attività che vuole, ma non può pretendere di avere soldi pubblici senza che il Comune possa verificarne direttamente l’attività non avendo nel suo cda alcun componente.”
Parole che non faranno di certo piacere a Luciano Scala, presidente del CMP, che ha firmato le due azioni legali sia per avere il rimborso delle quote annuali, circa 77 mila euro dovute in virtù di una convenzione stipulata fra i due enti nel 2004, e sia per avere la piena titolarità dei locali del Centro, oggi occupati dalla Civica Scuola di musica “B.Gigli”. Bravi ritiene, invece, che nulla sia dovuto al CMP in base alla convenzione che ritiene illegittima in quanto obbliga il Comune a versare per trent’anni un contributo annuo di 77.500 euro senza che ci sia una controprestazione.
Una soluzione in proposito, che il Comune riteneva accettabile, sostiene ancora Bravi, era stata suggerita dalla vecchia presidente del CMP, Fabiana Cacciapuoti: si prevedeva, infatti, l’erogazione da parte del Comune di importi più bassi a parziale rimborso delle attività del Centro, delle stesse utenze e dell’utilizzo di locali come avviene ora con la scuola Gigli. A quanto pare, però, questa proposta non ha avuto alcun esito positivo.
Sulla vertenza in atto Bravi si dice tranquillo perché “se dovessimo pagare lo faremo tramite una sentenza che ci tutela.” Quanto ai locali occupati dalla scuola di musica, è vero che in base all’accordo raggiunto nel 2009, l’ospitalità doveva durare solo per un periodo limitato mentre invece la scuola non se n’è più andata occupandoli stabilmente. Secondo Bravi, però, il CMP non potrebbe utilizzarli nella maniera migliore che ospitando proprio la scuola perché al contrario c’è il rischio che, se dovessero rimanere vuoti, potrebbero andare alla malora e il Comune è preoccupato dato che ne è il legittimo proprietario.
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