Il dott. Sergio Beccacece dell’Università d’Istruzione Permanente torna a criticare lo stato di abbandono di alcuni monumenti. Sappiamo bene quanto tenga al patrimonio artistico locale e quanto sia amareggiato per l’indifferenza delle autorità davanti alle molte indicazioni di pericolo o di degrado di alcune delle opere più rappresentative di Recanati. Questa volta tocca al Cimitero. Più volte ha denunciato la chiusura della Chiesa di Santa Maria in Varano, luogo dove sono custodite le spoglie della famiglia Leopardi, il cui stato sta peggiorando notevolmente. Chiusa la chiesa, chiusa la porta che nasconde il pozzo di San Giacomo, mentre invece sono aperti alcuni finestroni a causa dei vetri rotti.
All’interno del Cimitero, passando per la vecchia entrata, ci si trova davanti al Monumento ai Caduti, realizzato su progetto dell’architetto anconetano Guido Cirilli, lo stesso che ha costruito il Monumento ai Caduti del Passetto di Ancona. Nella parte sottostante alla grande Croce in pietra d’Istria, dove riposano i soldati, le tombe e i muri sono rivestiti di muffe e incrostazioni, mentre il soffitto gocciola e il pavimento mostra zone pozzangherose. Un’impermeabilizzazione sarebbe urgente.
Ma la tomba che sembra sprofondare sempre più nel degrado è quella dei Bonacci, un tempo una delle famiglie più autorevoli della città. Alla base della stele sono molto evidenti i traumatici danni strutturali, soprattutto ai lati dove sono situate due cappelle di nuova costruzione. Le lesioni sembrano annunciare un possibile crollo.
La famiglia Bonacci era originaria di Recanati e nella casa nei pressi di palazzo Mazzagalli abitò il farmacista Giovanni Bonacci, dal cui matrimonio con Marianna Nuti nacquero: Gratiliano professore di eloquenza e autore di un trattato di estetica, Fausto, ecclesiastico, che divenne sacerdote e decano dei canonici della cattedrale; Filippo magistrato che fu giudice di fama nazionale, membro del consiglio di stato pontificio e senatore del regno. Suo figlio Teodorico fu deputato e ministro di grazia e giustizia. Gratiliano Bonacci e Teresa Tarulli di Matelica furono i genitori della famosa poetessa Maria Alinda Bonacci Brunamonti. La scrittrice nacque a Perugia nel 1841 dove vi morì nel 1903 ma, nel 1854 dovette trasferirsi prima a Foligno, poi a Recanati, per motivi politici legati alle insurrezioni risorgimentali. Una lapide in via Roma ricorda il soggiorno della poetessa nella nostra città. Nei suoi Ricordi di viaggio fa cenno alla sepoltura di famiglia e in una pagina scrive “Questa sera, sul vespro, ho portato una ghirlanda ai miei cari morti, nel camposanto. Tutto il mondo si scoloriva nel crepuscolo dolce; e nella celletta sotterranea, dove dormono quattro diletti del mio cuore, fa un buio e un umidore sempre eguale.” Qui vi sono sepolti il capostipite Giovanni noto farmacista di Recanati, il padre, Gratiliano, lo zio don Fausto, la sorella Mariannina, la madre Teresa.
Poco lontano c’è la tomba della famiglia Gatti Corsetti anche questa in condizioni abbastanza critiche. È una famiglia di rilievo ed è imparentata con la poetessa perché Eugenio, che fu amministratore di Recanati e ufficiale dei garibaldini, sposò sua sorella Pia. Anche questa tomba meriterebbe più rispetto.
Nicla Cingolani
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