Il logo per Recanati capitale della cultura? Per Taddei è un “po’ bruttino”

Lo dice con il sorriso ironico e beffardo di chi sa che sta agitando un vespaio ma che è necessario per fare chiarezza: “il logo scelto per il progetto di candidare Recanati a capitale della cultura 2018, esclama Nino Taddei assessore al turismo, a me onestamente pare un po’ bruttino e ricorda un ristorante, attivo alcuni anni fa, che nella sua insegna aveva dei ghirigori grafici, gli stessi che compaiono nel logo. Molto probabilmente la carenza di denaro ha costretto chi ha fatto il disegno di farlo in maniera molto semplice. Io, anche se sono l’assessore al marketing, non ne sapevo niente.”

Taddei spera di poter svegliare la città, cittadini e forze politiche, affinché ci sia più partecipazione e interesse nel progetto di candidare la città, appunto, a capitale della cultura. Di tempo non ce n’è molto perché entro l’estate la città dovrà presentarsi nella sua veste migliore “e produrre una certa mole di progetti che dimostrino le attività che portino cultura in città e nel territorio. Recanati potrebbe avere delle chance importanti da giocarsi ma senza una partecipazione generale ho il dubbio che non ci sia quella spinta emotiva e organizzativa che possa assicurarne il successo. Tutte le forze politiche e le persone dovrebbero, in qualche modo, diventare attori principali per contribuire ad arrivare all’obiettivo. Purtroppo ad oggi onestamente se ne sa ancora troppo poco di quello che si dovrebbe fare.”

Taddei non nasconde, quindi, le difficoltà più che economiche-organizzative di tipo culturale e partecipativo e suona la sveglia all’Amministrazione Comunale perché apre le porte alla collaborazione di tutti: “ l’importante è raggiungere l’obiettivo e che le cose siano fatte bene e che non siano più le cose dette che quelle fatte perché lo sappiamo tutti che è più facile dire che fare.”

In cauda venenum. Taddei non nasconde che è difetto comune delle  amministrazioni comunali tutte, anche di quelle del passato, di tendere, al contrario, di instaurare una specie di autarchia e di limitare le scelte a pochi eletti. Difetto “che ho l’impressione, chiosa, che stia aumentando un po’ troppo e che la cosa pubblica sia solo per pochissimi.”

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