Quarant’ore di preghiera

Ha preso avvio ieri pomeriggio, Domenica delle Palme, per concludersi domani la cerimonia delle Quarant’ore nella cattedrale di San Flaviano, una tradizione tramandata di generazione in generazione che, specie nel passato, vedeva tutti i recanatesi recarsi al Duomo cittadino per pregare di fronte al Santissimo. src=http://www.radioerre.net/notizie/images/articoli/religiosi/orlandoni.jpgAlle ore 18 è stato il vescovo emerito di Senigallia, monsignor Giuseppe Orlandoni, ad aprire il rito mentre questa sera, a partire dalle ore 21, sarà lo stesso vescovo Marconi a presiedere le orazioni che si chiuderanno domani sera con la Benedizione alle 18.15 e la Celebrazione eucaristica alle 19 affidata ancora a monsignor Orlandoni. In alcuni momenti è prevista la presenza di gruppi o Associazioni religiose che guideranno l’animazione spirituale mentre in altre fasce orarie ci sarà spazio per la preghiera spontanea e silenziosa. Le celebrazioni di oggi pomeriggio sino a sera tarda saranno anche trasmessa in diretta, tramite collegamento satellitare, dalla televisione privata Maria Vision.

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Le Sante Quarant’ore in particolare, vissute come tempo di grazia, ben rappresentano questa convinta e partecipata devozione. L’esposizione del Santissimo Sacramento, detta, appunto, Esposizione delle Quarant’ore, ebbe questo nome in memoria del periodo trascorso da Gesù nel Santo Sepolcro. Si narra che, una volta, questa pia pratica era in grado di rivoluzionare le nostre città e contrade, con l’intenzione di condurre i peccatori alla conversione. Come si legge nel Messale Romano (1983), infatti, «a partire da questa esigenza invalse l’uso di deporre l’ostia consacrata nascosta in un apposito altare sotto forma di sepolcro». L’origine di questa devozione che porta il titolo di Oratio quadraginta horarum, è incerta: la prima testimonianza di tale pratica va ritrovata tra i Battuti di Zara, presso la chiesa di S. Silvestro, già prima del 1214, dove sorse pure la confraternita In Coena Domini delle Quarant’ore.

Recanati la tradizione delle Quarant’ore nella concattedrale di San Flaviano può davvero definirsi “intramontabile”, tramandandosi di generazione in generazione e di famiglia in famiglia, il gesto di recarsi presso il Duomo cittadino e sostare in preghiera di fronte “al Santissimo“, come lo definiscono, per usanza religiosa, i recanatesi.

A riprova di ciò, basti pensare ai quasi quindici anni in cui, essendo inagibile la cattedrale per i gravi danni subiti dal sisma del 1997, sebbene fosse forte il dispiacere per non poter condividere il rituale in un luogo così caro alla città, la tradizione non smise di proseguire nelle altre chiese del centro storico recanatese.

Le cronache riportano che l’uso di esporre il Santissimo Sacramento all’adorazione dei fedeli per quaranta ore continue al fine di propiziarsi l’intervento del Signore, specie in tempi di calamità e guerre, avvenne per la prima volta nel 1527, presso la chiesa del S. Sepolcro a Milano: fu per iniziativa dell’agostiniano Antonio Bellotti di Ravenna, che istituì anche la scuola del Santo Sepolcro legata a tale scopo, avviando l’uso di ripetere le Quarant’ore anche fuori la Settimana Santa.

Papa Paolo III approvò questa pratica con breve apostolico del 28 agosto 1537. Ferventi propagatori dell’uso delle Quarant’Ore furono i Cappuccini e altrettanto zelo fu espresso anche dai Gesuiti, che diffusero quest’uso in tutta Europa e in Italia.

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