Ora anche le grosse travi in legno, utilizzate 4 anni fa per puntellare quello che rimaneva del muro dell’ex episcopio dietro la Cattedrale, crollato nel dicembre del 2008, non costituiscono più una sicurezza per i residenti e soprattutto per la famiglia Piatanesi che abita in una casa contigua al manufatto.
Nessuno, infatti, si è preoccupato, in tutto questo tempo, di verificare lo stato delle travi basali totalmente infradiciate che non costituiscono più un valido supporto per contenere la spinta del muro. Il peso esercitato dalla travatura ha continuato, quindi, a spostare la terra sottostante con la conseguente lesione del muretto a valle che delimita il passaggio pedonale che conduce alla confinante casa della famiglia di Simone Piatanesi e di Monica Malizia. Sono franati diversi mattoni, insieme alla terra, e la cosa è stata segnalata al Comune. Anche il grosso telo, posto sopra la montagna di terra, mostra in più punti aperture e falle lasciando che l’acqua piovana penetri al suo interno con grosso rischio che la terra scivoli a valle.
Continua, così, il calvario della sfortunata famiglia la cui figlia Tania rimase ferita, nel crollo di quel muro sette anni fa, insieme al suo ragazzo mentre la sua abitazione subì lesioni profonde con la comparsa di crepe ed umidità. Oggi non solo la situazione non è migliorata, perché non si è mai proceduto a nessun intervento di rimessa in ripristino del luogo, ma le condizioni sono addirittura peggiorate con conseguenti ulteriori danni alla proprietà della famiglia Piatanesi e aumento d’insicurezza dell’intera via della Residenza che continua ad essere interdetta alle auto che non siano solo quelle dei residenti.
A maggio del prossimo anno, a distanza di ben nove anni dal fatto, è prevista la conclusione della causa intentata dalla famiglia Piatanesi contro la Curia per le lesioni fisiche riportate dalla figlia Tania.
Non é servito ad accelerare i tempi neanche il servizio di “Striscia la Notizia” nel 2012 con Moreno Morello che si è trovato di fronte all'immancabile rimpallo delle responsabilità fra il Comune e la Diocesi che ha continuato a rigettare ogni titolarità di quel manufatto, cosa che ha fatto, naturalmente, anche il sindaco che ha sostenuto come il caso non lo riguardasse essendo una questione fra privati. Solo una perizia del tribunale di Macerata è riuscita a stabilire successivamente che la proprietà di quel muro è effettivamente della Curia.
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