Insegnante in carrozzina denuncia barriere architettoniche alla mostra di Sgarbi

Lidia Massari, molto conosciuta in città per essere insegnante al liceo classico cittadino, non ci sta prorpio a far passare sotto silenzio quanto le è capitato andando a visitare una mostra ad Osimo . Appassionata di arte si è recata alla mostra «Lotto, Artemisia, Guercino: le stanze segrete di Vittorio Sgarbi» allestita a palazzo Campana ad Osimo. Lei da alcuni anni, è costretta su una carrozzina e quel pomeriggio si è trovata purtroppo davanti ad una barriera architettonica insormontabile. «Il portone era aperto a metà e nemmeno in modo completo tanto che ha impedito l’accesso alla mia carrozzina – racconta la donna – e lo avrebbe sbarrato anche a un passeggino, a qualcuno con le stampelle o a un obeso». Ha provato in tutti i modi a farsi aprire meglio l’ingresso. «Ho provato a chiamare alzando non troppo la voce ma nulla. Ho deciso allora – continua Massari – di telefonare al numero presente sul cartellone, posto di fianco all’ingresso, e ha risposto una voce femminile che mi ha spiegato che quello era l’ufficio Iat e che dovevo chiamare il custode» ma quest’ultimo non ha assolutamente risposto alle sue numerose chiamate. «Arrabbiata sono risalita in macchina – aggiunge – e guidando verso casa la rabbia si è trasformata in indignazione», tanto che ha immediatamente espresso al sindaco di Osimo, Simone Pugnaloni, e all’ufficio Iat attraverso una mail. «Non succederà più» si affannano ora a promettere sia il sindaco che l’assessore alla cultura Mauro Pellegrini che tiene a precisare che «non c’è alcuna barriera architettonica a palazzo e la mostra è frequentatissima da disabili anche in carrozzina» e quel che è accaduto è solo frutto di una imperdonabile sbadataggine.

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