“Noi aiutiamo tutti, non importa se italiano o straniero, ci importa solo quanta fame ha.” E’ questa la filosofia con cui si muove da sempre il centro parrocchiale di Cristo Redentore guidato da don Rino Ramaccioni che resta sul territorio un osservatorio speciale sulla povertà. Don Rino continua imperterrito a confezionare pacchi: per chi sta e una volta al mese arriva nella sua parrocchia a prendere pasta, olio e pomodoro, per chi, invece, si trova in zone di guerra o di fame come la Siria o il Burundi. “Non ci si crederà ma sta di molto diminuendo la popolazione straniera, precisa don Rino, perché oggi molti di loro preferiscono andar via dall’Italia per raggiungere la Germania o la Francia perché lì, se hanno amici e i documenti apposto, ricevono subito dallo Stato 600 euro al mese e il governo s’impegna a trovare loro un lavoro. Mercoledì scorso sono venuti alcuni tunisini a salutarci perchè ritornano nel loro Paese poiché qui non hanno lavoro mentre laggiù almeno hanno i genitori che possono dare loro una mano. Io sto seguendo il caso di una famiglia di nigeriani che non risiede a Recanati, 5 figli e la madre malata. Lavora solo un figlio che sta a Bologna: 14 ore di lavoro per 400 euro e ne paga 250 per l’affitto. Da gennaio questa famiglia, indietro con il pagamento delle bollette della luce e del gas, si è vista disattivare i contatori. Allora le ho fatto avere un sacco di candele.” Non solo, quindi, alimenti ma anche, appunto, candele o abbigliamento per chi proprio non riesce a farcela da solo. Durante il periodo pasquale don Rino racconta che, andando a benedire una casa, si è imbattuto in una situazione pietosa: una famiglia con due bambini piccoli, il padre che da un anno non lavora e la moglie anche lei senza un lavoro. «Campano – ricorda il parroco grazie all’aiuto dei nonni e dei genitori e io nella preghiera ho invocato il Signore perché ci desse il pane e il lavoro e il papà mi ha risposto: anche la dignità perché non pensavo mai, mi ha detto, di dover ancora aver bisogno di mio padre con due figli». Cresce, fortunatamente, nelle varie parrocchie la sensibilità e lo spirito di solidarietà. «Devo dire grazie – conclude – ad un’insegnante che ha fatto il 25° di matrimonio qualche giorno fa e dagli invitati non ha voluto regali ma soldi da destinare in parte per acquistare latte in polvere per la Siria e in parte per dei progetti di carità».
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