Immaginate di essere proprietari di varie case che avete dato in affitto e il vostro affittuario non vi paga da anni. Immaginate anche che nel contratto sia scritto che" alla prima morosità il contratto si riterrà risolto"
Cosa fareste voi, non alla prima magari, ma sicuramente alla seconda o terza morosità?
Lasciando perdere l’immaginazione, sapete cosa fa in un simile contesto il comune di Recanati? Nonostante i mancati introiti degli affitti di attività commerciali e produttive, non solo non sollecita i pagamenti e non minaccia di sfratto, ma solertemente rinnova i contratti stessi alla loro scadenza. Oppure riscuote 69,00 euro al mese – quelli sì – da un’autocarrozzeria che secondo una valutazione della Agenzia delle Entrate dovrebbe invece pagarne 29.678,64. Facendo i conti della serva e approssimando purtroppo per difetto, solo per gli anni 20014/2015 non sono stati riscossi la bellezza di 132.832,00 €. Ma il comune di Recanati ha anche degli affitti passivi, cioè che deve pagare, per l’utilizzo di un immobile per un asilo e per parcheggiare gli automezzi comunali, e per questi paga rispettivamente 30.000,00 e 114.000,00 euro all’anno. Non serve essere un commercialista per cogliere lo scompenso tra il dare e l’avere e non serve un tributarista per affermare che la gestione degli affitti non è scrupolosa né puntuale né trasparente come richiederebbe la correttezza del buon padre di famiglia.
Non è corretta perché non si rispettano le norme che regolamentano un normale contratto di affitto (quando c’è, perché poi non è detto che ci sia…); non è puntuale perché quei pochi solleciti fatti sono arrivati solo dopo che noi ci abbiamo messo mano; non è trasparente perché non tutti sanno che stare in affitto dal Comune conviene, perché non è necessario pagare visto che nessuno chiede i soldi a fine mese. Sapete quale è la differenza tra voi e il comune? È che voi ragionate ed agite perché i soldi sono i vostri, mentre i nostri amministratori agiscono e ragionano con i soldi degli altri.
Nella migliore delle ipotesi è noncuranza e approssimazione, nella peggiore si tratta di favori e clientelismo.
Tertium non datur.
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