Un caso di tubercolosi mette in quarantena il personale operaio del Comune

Stava poco bene e dalle analisi effettuate è venuto fuori che soffriva di tubercolosi. E' quanto accaduto ad un giovane straniero che, in attesa del riconoscimento dello status di profugo, si trova ospite della struttura gestita dal GUS, “Gruppo umana solidarietà”, a Recanati. Come sia avvenuto a contatto con il batterio non si sa. come non si sa se lo ha contratto nel suo paese di origine  o in Italia. Gli altri stranieri, che costituiscono questo nucleo di ospiti, dagli accertamenti sarebbero risultati tutti negativi.

Il problema, però, non sono tanto le sue condizioni di salute, guaribili con un ciclo di cure appropriate, quanto il fatto che il giovane nei mesi scorsi era stato occupato nel progetto lavoro approvato dall'Amministrazione Comunale. Si è così trovato a lavorare, prima di scoprire di essere ammalato, gomito a gomito con il personale operaio del Comune e della Talea, cooperativa che per conto dell'Amministrazione provvede alla manutenzione del verde cittadino.

E così lunedì prossimo circa una trentina di lavoratori,  fra operai e dipendenti della cooperativa la Talea, che in questi mesi sono venuti più di frequente a contatto con il ragazzo affetto da tbc, dovranno sottoporsi ad un controllo, nella sede dell’Ufficio Igiene di via Bonfini a Recanati, per accertare la loro eventuale positività alla malattia. E’ noto che chi dovesse risultare positivo non si può dire per questo che sia malato: si tratta solo di verificare se lo è perché è immunizzato da tempo nei confronti di questa malattia o perché n’è stato contagiato di recente. Questo lo stabiliranno una serie di esami successivi a cui eventualmente saranno sottoposti.

Resta, però, il dubbio se siano stati messi in atto, da parte delle autorità politiche e sanitarie, tutti gli strumenti di prevenzione necessari per evitare eventuali contagi e, soprattutto, per controllare lo stato di salute di questi immigrati.  Appare comunque evidente a tutti che quello che serve sono centri attrezzati dove accogliere i migranti e, quando necessario, convincerli a sottoporsi agli screening e alla profilassi che, con i regimi di farmaci più recenti, sono in grado di eliminare completamente il rischio di sviluppare la tubercolosi in soli due mesi.

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