Sabato 2 luglio, nell’ambito delle Celebrazioni leopardiane 2016, è stata inaugurata presso il Museo Civico Villa Colloredo Mels la mostra “Piero Ceccaroni (1936 – 1996) Dipinti su ceramica”, a cura di Stefano Papetti, per commemorare i 20 anni dalla prematura scomparsa dell’artista. Alla presentazione, in una Sala del Granaio gremita di persone, dopo i saluti del Sindaco Francesco Fiordomo e dell’assessore alle culture Rita Soccio, è intervenuto il presidente del Centro Nazionale di Studi Leopardiani Fabio Corvatta il quale ha ricordato la sua amicizia con l’artista e la partecipazione con una personale alle Celebrazioni del 1989 “che vide insieme a lui protagonista Mario Luzi, che diventerà poi il primo presidente del Centro Mondiale della Poesia.”
La parola è poi passata a Roberto Cresti. Per il professore il motivo conduttore della produzione artistica di Ceccaroni sembra confrontarsi con un immaginario occidentale che si “orientalizza”, fino a rappresentare l’elemento “fluttuante” simile all’Ukiyo-e, la celebre scuola di pittura giapponese che non ha lasciato indifferenti gli impressionisti come Monet, Manet, Degas, Gauguin e Van Gogh giungendo sino a Klimt e all'art nouveau. Pur non avendo conosciuto personalmente l’artista, la prof.ssa Silvia Danesi Squarzina lo definisce “creatore di paradisi sognati e inaccessibili” grazie ad una pittura “narrativa e filosofica”. Molto apprezzato, e più volte interrotto dagli applausi nei passaggi nel suo discorso, è stato il giurista Giovanni Maria Flik, amico dell’artista. Entrambi laureti in legge, nella sua testimonianza ha ricordato le discussioni su interessi comuni come la campagna, l’arte, il diritto, il rapporto tra la legge, la bellezza e la natura condensato nell’art. 9 della Costituzione: “la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Costituzione che, afferma, “ più che cambiarla bisognerebbe prima leggerla”. Il fotografo Gianfranco Maria Lelj, amico di famiglia, ricorda quando andava a trovare Piero nel suo studio e lo vedeva dipingere mentre ascoltava Maria Callas o Debussy, suo musicista preferito. Legati da un amore per il bello e da “inquietudini segrete” trovavano conforto nella contemplazione della natura. Infine il prof. Stefano Papetti ha ripercorso le tappe fondamentali attraverso le mostre più importanti e la spiegazione delle opere. Piero Ceccaroni nipote del famoso ceramista Rodolfo, non si è mai interessato alla modellazione dell’argilla ma agli smalti usati per dipingerla e alla ceramica utilizzata come supporto, nel suo caso particolari piastrelle industriali. A distanza di 20 anni dalla sua scomparsa, “le sue opere ancora ci trasmettono un messaggio di dedizione all’arte e alla cultura che presuppone un approccio di grande valore etico da trasmettere all’osservatore, recuperando all’arte il valore didascalico che gli attribuivano gli antichi.” Commossi i famigliari i quali nel ringraziare si sono detti “felici che il percorso espositivo delle opere di Piero ricominci dalla sua città”.
La mostra rimarrà aperta fino al 4 settembre ed è un’occasione per scoprire opere “leopardiane” e paesaggi recanatesi pervasi dalla stessa intensità emotiva di Giacomo. E la stessa eleganza nel descriverla.
Nikla Cingolani
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