Breve analisi di una sconfitta

di Nikla Cingolani

Si diceva “se vince Recanati vince le Marche”. Prima con Urbino nel 2013 ora con Recanati, di volta in volta si assapora la sconfitta della nostra regione. I numeri per diventare capitale della cultura c’erano ma qualcosa alla fine non ha funzionato, tanto più che in questa competizione il “secondo posto” non esiste, non c’è il premio di consolazione. Certo, si è persa una grande opportunità non solo per la città ma per i cittadini tutti, molti dei quali purtroppo non hanno afferrato l’importanza di questa candidatura. Ora, con l’amaro in bocca, ci si deve chiedere dov’è stato l’errore – o gli errori?

Palermo ha vinto grazie ad un giudizio unanime con una motivazione che non lascia scampo: “progetto originale di elevato valore culturale, di grande respiro umanitario fortemente e generosamente orientato all’inclusione, alla formazione permanente, alla creazione di capacità e di cittadinanza, senza trascurare la valorizzazione del patrimonio e delle produzioni artistiche contemporanee. Il progetto è supportato dai principali attori istituzionali e culturali del territorio e prefigura anche interventi infrastrutturali in grado di lasciare un segno duraturo e positivo". Nel progetto presentato da Recanati, pur ricco di ottimi propositi con il coinvolgimento di personaggi importantissimi nel panorama culturale e imprenditoriale, il grande respiro umanitario è introvabile. Tra le tante proposte tutte molto interessanti e rivolte a valorizzare il nostro patrimonio, manca un progetto solidale che probabilmente avrebbe fatto la differenza. Nel punto “Recanati deve affermarsi come città dell’accoglienza e del cosmopolitismo, con forte potere attrattivo in termini turistici e viva di fermenti culturali” si percepisce solo un internazionalismo a livello escursionistico. Col senno di poi, viste le motivazioni che hanno decretato la vittoria di Palermo, nel progetto recanatese non v’è traccia di coinvolgimenti e collaborazioni, ad esempio con associazioni di cittadini stranieri nonostante i tanti residenti di diverse etnie e religioni, che avrebbero dimostrato l’attuazione all’inclusione e all’integrazione. E che dire delle infrastrutture? Se un turista non è automunito in che modo raggiunge Recanati? Con i pullman di linea? E quando arriva?! In più di venti anni l’assessorato al turismo non ha mai preso in considerazione la predisposizione di una rete di collegamento con stazioni ferroviarie di città limitrofe, porti e aeroporto, ad esempio attivando un servizio navette.

Discutibile anche la promozione di Recanati come luogo del “vivere bene”, a giudicare dall’insoddisfazione tra la popolazione nei confronti di alcuni servizi primari e sociali. Tuttavia è da questo punto che l’amministrazione, insieme alle forze locali, dovrebbe ripartire per migliorare l’immagine di Recanati che è, e sarà sempre, una città di cultura, ricca di risorse straordinarie, perciò meritevole di un posto d’eccezione a livello nazionale e internazionale. 

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