La riqualificazione del Colle dell’Infinito sembra dividere gli addetti ai lavori: da una parte il FAI ed il Centro Nazionale Studi Leopardiani orientati ad un progetto di conservazione dell’ambiente e dell’aspetto di spazio verde a metà tra orto e giardino propri del luogo, dall’altra il Comune che vorrebbe l’integrazione del progetto del FAI con quello dello scenografo Dante Ferretti.
Al di là dei gusti e delle promesse fatte (si parla di un impegno preso dal Sindaco con Ferretti non si sa a quale titolo), occorrerà coniugare il rispetto dell’ambiente così come lo vedeva Leopardi con le esigenze di cura e di fruibilità che il Colle merita.
Non sappiamo come andrà a finire, ma auspico che ci si affidi a chi per esperienza e cultura, magari anche risparmiando sul budget, riesca a proporre un recupero ed un restauro e non un luogo diverso.
Non nascondo di avere qualche preoccupazione. Per come sono andate le cose in questi anni, le scelte operate riguardo le opere pubbliche non hanno brillato per armonia e capacità di sintesi.
Intanto non posso non rammaricarmi della mancanza di uno strumento urbanistico per tutta la zona, un piano particolareggiato, che disciplini gli interventi, individui gli spazi pubblici, dia prescrizioni di dettaglio. In verità il Piano particolareggiato del Colle dell’Infinito c’è da tempo, pronto per essere approvato, magari con qualche integrazione, peccato solo che sia rimasto nel cassetto. E’ il destino riservato alle procedure in atto quando cambiano le amministrazioni quello di buttare via il lavoro di chi c’è stato prima, un danno per l’interesse pubblico che solo le democrazie più mature riescono ad evitare. E se non ricordo male, tra le altre cose nel Piano Particolareggiato era prevista una collaborazione con la Facoltà di Agraria per la sistemazione dell’area del Colle dell’Infinito, cosa che potrebbe tornare utile oggi nell’ambito del progetto di riqualificazione.
Intanto, mentre noi consiglieri comunali di minoranza aspettiamo di leggere sui giornali quale progetto verrà scelto (perché in consiglio non si discute mai dei progetti preferendo la maggioranza illustrarli nelle conferenze stampa e sceglierli in gran segreto) un dubbio sorge: ma il Colle non era a rischio frana? Il terremoto non aveva causato danni irreparabili? Non è per questo che il Ministero dell’Ambiente aveva stanziato 5,8 milioni di euro? E allora pensiamo alle scenografie? Non sarebbe meglio procedere prima al consolidamento? Anche perché un finanziamento di quella portata presuppone opere ingenti e situazioni di pericolo! Oppure non era vero niente ed il Colle è da decenni che si trova in quelle condizioni? Aveva ragione chi diceva qualche mese fa che la storia dei danni causati dal terremoto era una bufala?
Mi sa tanto che è proprio così.
Lista Civica “In Comune”
Sabrina Bertini
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