Contestato l’aumento della retta alla casa di riposo.

Come familiari degli ospiti della casa di riposo Ester Gigli ci è stata recapitata una lettera, a firma della Direttrice Mara Pierini, con la richiesta di aumento della retta pervenuta con un modesto preavviso. Come sempre accade non vi è stato un incontro per un confronto  con gli ospiti e familiari, l’impressione è che invece del dialogo si cerchi lo scontro. Ricordiamo che nell’assemblea dei familiari del 28 luglio 2016 era stato chiesto un incontro con il CDA degli I.R.C.E.R. da tenersi entro il mese di settembre; ma oramai i familiari hanno capito che non sono degni della Loro presenza e neanche di risposta, pagare e zitti. Il confronto viene negato, ma si sbandiera collaborazione e dialogo, eppure senza il decisivo aiuto dei familiari, l’ente non è in grado di soddisfare alle necessità degli ospiti. La struttura è accreditata presso la Regione Marche per sessanta posti di residenza protetta (RP). Essendo accreditata ha convenuto e stipulato una convenzione con la Regione, la quale eroga un contributo di € 33,51 giorno/ospite. La stessa stabilisce la quota di compartecipazione degli ospiti, che è pari a € 33,00 +/-25%: aumento massimo a € 41,25 che deve essere specificato e concordato. Nella convenzione è scritto: “ l’accordo prevede che le somme che eccedano i 41,25 € al giorno vengano prima ricondotte a tale cifra e poi ridotte ai 33 € dovuti”, per farla breve gli ospiti RP attualmente pagano all’ente 843,75 €/anno in più dell’aumento massimo consentito e 3.855,00 €/anno in più del dovuto (i sessanta ospiti pagano annualmente 231.300,00 € in più), giustificato con un generico “servizi aggiuntivi".  Per chi volesse approfondire: DGR 704/06 – DGR 1230/10 – DGR 1729/10 – DGR 1331/14. Questo dimostra che l’ente non rispetta la convenzione sottoscritta con la Regione e che l’aumento richiesto non è dovuto. Per tornare alla lettera ricordiamo che per gli ospiti RPD (demenze) la Regione paga 45,00 €, l’ospite contribuisce con la stessa quota dell’RP. La caposala è prevista dalla LR 20/2002, quindi l’ente è stato inadempiente per il periodo. Si fa riferimento alla introduzione della figura del Medico che però non è prevista dalla citata legge, i familiari nell’assemblea del 28 luglio si sono espressi in modo contrario, in quanto la vedono come un costo senza alcun beneficio. L’ente ha sempre dichiarato che la spesa, si parla di 40.000 € annui (per tre ore/giorno – lunedi/sabato), non sarebbe gravata sull’ospite, il famoso detto “a costo zero”: bugie a costo zero. Si legge inoltre: “sono stati intensificati i progetti ricreativi, riabilitativi e terapeutici”, su questo stendiamo un velo pietoso poiché gli ospiti passano la maggior parte del tempo davanti a un muro e i più fortunati davanti a una finestra o alla TV, comunque troppo spesso lasciati soli poiché chi dovrebbe vigilare e fare compagnia è impegnato a fumare, mangiare, bere e soprattutto incollato al cellulare. Sorvoliamo sul pranzo della domenica poiché non degno di commento. Per la sicurezza oltre ad essere un sistema molto costoso, permette agli ospiti di uscire tranquillamente, gli allarmi suonano in continuo con rumore insopportabile, nuocciono alla salute, alla tranquillità e rende la vita impossibile agli ospiti, a chi lavora e a chi frequenta la struttura. Nessuno interviene quando suona l’allarme, in altre residenze hanno risolto il problema presidiando l’accesso senza alcun costo aggiuntivo. La videosorveglianza esterna è inutile, è invece necessaria quella interna, non più rinviabile anche perché prevista dalla legge, verrebbero chiariti gli episodi di cadute, contusioni, ferite che troppo spesso si registrano a danno degli anziani, che ora rimangono sempre oscuri ai familiari. Invece l’ente invia lettere in cui, ambiguamente, cerca di scaricare le proprie responsabilità sui familiari, come recentemente accaduto. I lavori sono stati fatti esclusivamente per realizzare le nuove camere per il libero mercato, non per l’adeguamento alla LR 20/2002. L’intenzione è quella di far pagare agli attuali ospiti i costi della realizzazione delle nuove camere, le quali oltre a non rispettare le dimensioni che la legge 20 impone e si stanno dimostrando un fallimento poiché, dall’inaugurazione del 16 dicembre, sono rimaste vuote. Sono state inaugurate venerdì 16 e lunedì 19 sono ripresi i lavori e proseguiti per molti giorni. Non è mancata tuttavia la festa per la inaugurazione con tanto di pranzo per i numerosi e importanti ospiti, offerta gentilmente dai vecchietti. Per il “Convivio” l’ente ha sostenuto importanti costi per l’adeguamento dei locali e per le attrezzature necessarie, ha messo a disposizione la cucina e ciò è andato a discapito degli ospiti inoltre ha contribuito, per la parte maggiore, alle spese del vitto. Per gli “Orti Sociali” ha concesso il terreno, sostenuto le spese di costruzione e si fa carico dei costi necessari alla conduzione, non riceve in cambio neanche una foglia d’insalata da offrire agli ospiti della casa di riposo. Per il nuovo tecnico dell’azienda agraria è stato aumentato lo stipendio rispetto al precedente tecnico. Prima di parlare delle rette delle altre strutture ci si accerti di esserne all’altezza, il presidente, il CDA e la direttrice dovrebbero sapere che ci sono strutture che pur con costi inferiori danno servizi migliori, qui si è ben lontani dal raggiungere la sufficienza. È noto  che l’ente, da molti anni, non riceve dal Comune di Recanati il contributo per l’integrazione delle rette sempre versato dalle precedenti amministrazioni: circa 100.000 € annui; ha perso i 50.000 € l’anno di canone di affitto per i locali ex supermercato Villa Teresa a causa della costruzione del nuovo supermercato. 35.000 € oltre alle spese legali, è il costo del contenzioso con il geologo per il progetto Beniamino Gigli; 25.000 € è il costo della consulenza fatta da uno studio di Milano in cui si è avuto conferma della non fattibilità del progetto Beniamino Gigli, non è dato sapere i costi di progettazione, consulenze, costi per legali ecc. Ora è chiaro che se il progetto fosse andato avanti i costi li avrebbero sostenuti i vecchietti. Aver tolto al culto la chiesetta dell’Assunta e averla concessa a un privato per realizzarci un presepe è un servizio aggiuntivo? Non è raro trovare qualche ospite pregare davanti alla cappellina poiché la porta è chiusa a chiave, le numerosissime firme raccolte al fine di non togliere la chiesa agli ospiti non sono servite a sensibilizzare il CDA. Prima dell’arrivo dell’attuale direttrice, l’ente senza alcuna difficoltà con il personale interno ne ha fatto le veci, il risparmio ha contribuito all’estinzione del mutuo fatto per l’acquisto dell’ex Clarisse. Ciò dimostra che il costo della direttrice si può risparmiare, oltretutto in questi anni (dal 2013) non si è mai vista nei reparti, dirigere una struttura senza metterci mai piede non è da tutti. Stabilire un aumento dell’8 e del 15%, ridurlo al 4,7% e prospettare un aumento per il prossimo anno puzza di ricatto, non essendo indicata la somma, chi sbaglia il conteggio in difetto magari di un centesimo, si troverà a casa una cartella Equitalia?  Forse nell’aumento richiesto è compreso anche il gettone di presenza per i consiglieri, come proposto qualche tempo fa dal presidente Moretti. Certo che, non si può dire che l’ente amministri con la diligenza del buon padre di famiglia, errori, azzardi e spese pazze scaricate sui propri figli, si abbia il coraggio e la dignità di dare le dimissioni, solo così si renderebbe un buon servizio all’ente, i benefattori si stanno rivoltando nella tomba. Per ora ci si ferma qui.

    lettera inviata da alcuni familiari degli anziani ospiti della casa di riposo

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