Il turismo nelle Marche registra una paurosa battuta d'arresto causa terremoto dopo il boom degli ultimi anni” è quanto, solo pochi giorni fa, all'indomani della bocciatura della candidatura di Recanati a capitale italiana della cultura, dichiarava con amarezza il sindaco Fiordomo. Per il ristoratore Mauro Mengoni, però, titolare del locale “Osteria di via Leopardi” a due passi dalla casa del Poeta, il problema non è tanto il terremoto quanto la “cattiva informazione” fatta dopo le prime scosse. “La gente telefona, dice Mengoni, e chiede se la città è agibile, se le strade sono percorribili, se è vero che c’è dissesto idrogeologico. Purtroppo non sono stati informati bene. Nessuno ha fatto un’informazione corretta per dire che in questa zona non è successo nulla e che è una zona tranquilla e sicura. Si è parlato di crepe al colle, del Colle in dissesto idrogeologico per cui la gente in queste condizioni non prenota una camera d’albergo. Mi è sembrato un atteggiamento non corretto.” Lui il polso della situazione lo ha ben chiaro: “Le presenze si sono dimezzate se non addirittura azzerate. E’ vero che l’inverno è sempre un periodo un po’ stanco però mai come adesso c'è stato un simile calo: da ottobre in poi compreso il ponte dei morti o dell’8 dicembre, o ancora le feste di Natale.” Facile fare i conti di questa situazione: “la gente che veniva chiamata a lavorare anche occasionalmente non viene più chiamata e quindi non lavora, significa che non si fa la spesa per cui il supermercato non incassa e si rimanda anche la manutenzione del locale, quindi significa che tutta l’economia che gira intorno al ristorante non funziona. Quello che mi preoccupa è che questa storia non viene presa affatto in considerazione dall’amministrazione come se non fosse una parte dell’economia della sua città e senza capire che è una questione che non riguarda il singolo ma tutta la cittadinanza.” Drammatico il quadro che dipinge di Recanati: una città “deserta e morta, dove la gente che è venuta una volta poi non ha lo stimolo a ritornare perché non si è trovata bene. I negozi chiusi o che stanno chiudendo sempre più numerosi. Forse c’è qualcuno che si vuol comprare il centro storico per cui va svalutato, c’è chi ha l’esigenza di investire soldi di cui non conosciamo neanche la provenienza? Rischia che corso Persiani diventi un bel quartierone cinese!” Soluzioni? “Occorre un’informazione più puntuale. Basterebbe che una persona 8 ore al giorno mandi email e proposte a chi per mestiere vende il territorio e le vacanze organizzate, tour operator, agenzie di viaggi, scuole, associazioni, comunichi percorsi consigliati e faccia sapere a tutti che le nostre zone non sono pericolose.”
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