Ha perso anche lui un po’ di fiducia nel futuro, Vincenzo D’Alessandro della Filctem-Cgil che si occupa di importanti comparti dell'industria, e dell'artigianato. Lui in tutti questi mesi ha seguito con particolare attenzione la vicenda della Teuco e sin dall’inizio aveva manifestato perplessità sull’accordo sottoscritto perché, dice, “presenta solo uno sguardo al presente e non una prospettiva futura.”
A dargli ragione su questo già da oggi si sono i numeri: circa 30 dipendenti dell’azienda monteluponese, oggi gestita per l’80% dalla Certina Holding e per la parte residua dai suoi ex proprietari, la Fimag del gruppo Guzzini, hanno scelto di chiudere il rapporto con l’azienda, chi andandosene via licenziandosi chi accettando di farlo alla scadenza del periodo di cassa integrazione previsto al 31 dicembre prossimo. Per entrambi scatta l’accordo sottoscritto nel mese di dicembre, che prevede una buona uscita di 7 mila euro. Per chi si è licenziato questa somma la percepisce subito per gli altri sarà rateizzata sino alla fine dell’anno.
Chi si è licenziato non è perché va in pensione o ha già trovato un nuovo lavoro, precisa D’Alessandro, ma perché sicuramente ha molte perplessità sugli sbocchi occupazionali futuri alla Teuco e per questo ha deciso di andarsene approfittando della buona uscita, che non è enorme ma che può aiutare, insieme all’eventuale anticipo dell’indennità di disoccupazione, ad avviare una nuova attività in proprio.”
L’accordo sottoscritto a dicembre, e approvato dai due terzi dei lavoratori presenti all’assemblea, individuava un’eccedenza di personale di 55 unità, rispetto alle 108 precedentemente indicate, su un totale 182 maestranze. Quelli che non hanno deciso di andarsene subito o al 31 dicembre di quest’anno sono quindi una ventina. Costoro forse sperano di poter avere delle buone ragioni per opporsi al licenziamento o di strappare un accordo migliore rispetto a quello firmato a fine anno.
“Il numero esatto, precisa D’Alessandro, di chi ha scelto di andarsene ancora non è preciso e lo sapremo fra qualche giorno. Ricordiamoci che parliamo di un’azienda che ha difficoltà anche di liquidità e che, per esempio, la 13° mensilità sarà pagata solo a fine mese. Marzo dovrebbe essere il mese in cui si parte dal punto di vista produttivo ma ad oggi non ci sono segnali distensivi e c’è sempre una procedura di ammortizzatore aperta. A fine anno si valuterà, anche in base allo stato di salute dell’aziendale, gli eventuali licenziamenti: se ci fosse una ripresa sarebbe assurdo procedere ai licenziamenti, bisognerà capire il numero degli esuberi in ragione della produzione: vedremo mese per mese la situazione ma ho poche speranze per il mantenimento dell’occupazione.”
D’Alessandro segue anche altre aziende del territorio dove la situazione sembra volgersi più in senso positivo. “Ci sono aziende che affrontano momenti complessi ma che, con una programmazione, riescono poi a costruire un percorso virtuoso.”
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