Morì assiderata al Santo Stefano. Condannata l’infermiera di turno

E’ stata condannata a sei mesi l’infermiera (assistita dall’avvocato Nicola De Cesare) Inna Parkhomenko, 53enne russa, residente a Montelupone, che la notte del 20 dicembre 2011 era in servizio al padiglione C dell’istituto di riabilitazione santo Stefano di Porto Potenza Picena. Quella drammatica notte, una paziente di 54 anni, Giuseppina Luzzi, disabile, ricoverata nell’istituto da oltre 40 anni, sparì dal padiglione e il suo corpo venne ritrovato all’alba del giorno dopo ormai senza vita in quanto la donna era morta assiderata per il gran freddo della notte. Per l'accusa c'erano state omissioni nelle sorveglianza e nelle ricerche. Infatti, secondo quanto ricostruito dalle indagini della procura di Macerata, la donna era scomparsa dal padiglione, dove era ospite, intorno alle 22 della sera precedente ma le ricerche sarebbero iniziate solo dopo la mezzanotte. Un ritardo che ha portato sotto l’accusa di omicidio colposo al tribunale di Macerata il medico di guardia, Antonio Grandinetti, 60 anni, di Potenza Picena, e l’infermiera. Secondo l’accusa vi sarebbero state delle omissioni nel controllo della paziente e nell’attivazione delle ricerche della donna. Per il medico, però, è stata accertata la sua non responsabilità dell’accaduto in quanto era stato avvertito solo verso le 23,30 di quanto accaduto e aveva dato ordine immediatamente di attivare le ricerche e di allertare i Carabinieri.  A rispondere di quanto accaduto, quindi, sarà solo l’infermiera.

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