A distanza di 20 giorni dalla sua nomina il nuovo presidente della BCC, Sandrino Bertini, e l’intero cda presenta i propri programmi. Bertini rimarca sin da subito la grande sorpresa del risultato del voto dell’assemblea del 20 maggio scorso: “non mi aspettavo, dice, di ottenere un consenso così ampio sia personalmente che con la lista che mi ha sostenuto.”
Oggi il nuovo cda punta soprattutto al rilancio della banca che “deve, dice, tornare ad essere propositiva e vicina ai soci e ai clienti. Chiediamo agli imprenditori, industriali, artigiani, commercianti e professionisti di operare il più possibile con noi per diventare più forti. Il riavvicinamento dei soci è particolarmente importante perché una banca del territorio come la nostra vive essenzialmente di marketing relazionale e territoriale. Molto probabilmente negli ultimi anni la vicinanza al territorio e ai soci era venuta meno.” Da qui la sorpresa del voto ad iniziare dalla massiccia presenza dei soci ai seggi elettorali: “In assemblea si è invertito un trend che era in atto da parecchio tempo: negli ultimi anni, infatti, la presenza dei soci alle varie assemblee era sempre stata molto modesta mentre questa volta sono stati tantissimi i presenti. Questo ha portato ai risultati elettorali inattesi evidenziando che tanti sono venuti proprio per lanciare un messaggio di cambiamento.”
Obiettivo, quindi, ristabilire quel “cordone ombelicale” che ha sempre legato la banca al territorio e ai soci, ritornare ad avere un colloquio costante e continuo con tutti. “La differenza non la fa il prodotto ma altri asset come la comunicazione, la disponibilità del personale, la cortesia e la preparazione: questi sono gli aspetti sui quali in futuro la banca punterà moltissimo.”
Il direttore ha spiegato che “in realtà la banca non ha perso clientela ma, anzi, abbiamo avuto negli ultimi anni un trend in continua crescita delle concessioni. La perdita degli impieghi è determinata dal fatto che la clientela ha rimborsato i mutui. Ogni anno vanno in ammortamento circa 40 milioni di impieghi. Il problema è che non c’è stato più quel ricambio a livello di investimenti che avrebbero potuto sostituire i mutui in ammortamento. La crisi ha comportato il fermo degli investimenti industriali e la gente non compra più casa e di questo ha sofferto un po’ la banca.”
Per il personale si prospetta un periodo di grosso cambiamento visto che la “tendenza futura è quella di avere sempre meno attività all’interno della banca e sempre più all’esterno. Quindi è necessario avere personale idoneo e preparato che possa uscire e andare a visitare i clienti, sia gli imprenditori industriali che gli artigiani o i commercianti.”
Per quanto riguarda la futura aggregazione Bertini punta al rilancio della banca per avere un migliore potere contrattuale. “Se riuscissimo in ciò potrebbe anche essere il caso di essere noi l’aggregante e non una banca aggregata. La priorità è il fatturato (impieghi, raccolta, attività in genere compresi i servizi). Dopo di che valuteremo la possibilità di aggregazione. In passato avevo sostenuto che la cosa più naturale e più logica sarebbe stata l’aggregazione con Civitanova Marche: sono due entità più o meno simili, vicine a livello culturale con molte affinità, sono contigue ma non sovrapposte, solo a Macerata abbiamo entrambe uno sportello. Civitanova Marche ha aderito a Cassa Centrale mentre noi a Iccrea Holding per cui al momento non sono in grado di dire se queste due strade, che hanno iniziato a divaricarsi, in futuro potranno riavvicinarsi. Nel territorio ci sono altre banche che hanno aderito a Icrea Holding che potrebbero essere più facilmente raggiungibili.”
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