Con la conferenza del maestro Simone Settembri, il restauratore dei dipinti murali all’interno della tomba di Gigli, nel pomeriggio di ieri nei locali del Circolo Ricreativo Castelnuovo sono iniziate le celebrazioni per ricordare Beniamino Gigli al 60° anno dalla sua morte. L’assessore alle culture Rita Soccio si è detta onorata di avere qui a Recanati il contributo di Settembri, responsabile dei restauri delle Stanze di Raffaello nei Musei Vaticani. Il Sindaco Fiordomo ha evidenziato la generosità del maestro che ha messo gratuitamente a disposizione la propria professionalità, oggi cosa molto rara, dopo lo scarso riscontro dell’Art Bonus.
Settembri ha ripercorso la storia della Tomba Gigli dall’architettura alle pitture murali interne, attraverso la descrizione dei tratti stilistici e simbolici sia della costruzione a piramide, progettata dal fratello Catervio nel 1930, sia dei dipinti con vibrazioni a “effetto mosaico” concepiti da Biagio Biagetti, esecutore dei disegni, e compiuti da Arturo Politi. Quest’ultima teoria è messa in discussione dal restauratore il quale dubita che Biagetti abbia affidato un incarico così importante all’allora diciassettenne Politi. Dalle immagini si è potuto notare come il tratto pittorico piuttosto sintetico e denso di una fresca ingenuità sia lontanao dallo stile elegante del Biagetti soprattutto in alcuni tratti dei volti. Tuttavia, proprio per questo particolare, ci chiediamo perché non si possa credere alla possibilità dell’intervento di un giovanissimo e dotato allievo come Politi.
Dopo aver tracciato un profilo artistico-professionale di Biagetti, Settembri ha esposto le varie fasi del lavoro di restauro: dai problemi dovuti all’umidità di risalita, ridimensionati con un deumidificatore, al recupero della pittura. Il forte degrado ha posto molti problemi da risolvere con complicazioni dovute in primis alle fluorescenze saline, che hanno staccato la pellicola pittorica, poi all’uso degli adesivi sintetici. Infine alcune parti saranno ripulite dai maldestri interventi pittorici dovuti ad una prima fase di manutenzione avvenuta negli anni ’90. Il lavoro non semplice dal punto di vista pratico, poiché la forma a piramide obbliga al continuo montaggio-smontaggio di cavalletti e scale, terminerà nella primavera 2018. Il vero problema sarà poi la manutenzione, in qualche modo agevolata dalla recente impermeabilizzazione che permette all’acqua di scivolare senza penetrare nella struttura.
Nikla Cingolani
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