La Teuco vuol mandare a casa 64 dipendenti

Presentata ieri, in regione, dall'azienda Teuco, la proposta di cassa integrazione per altri sei mesi, legandola al piano di riduzione del personale. Al termine del periodo dovrebbero andare a casa 64 lavoratori su 119 ancora in forza in azienda la cui produzione è ferma perarltro da diversi mesi. E’ il risultato dell’incontro di ieri pomeriggio in Regione con l’assessore al lavoro, Loretta Bravi, le organizzazioni sindacali e i responsabili aziendali della Teuco.  Il numero di dipendenti in forza alla Teuco a fine del 2016 erano di 182 unità. Siamo arrivati, ci dice Giuliano Caracini della Cisl,  oggi a 119. La richiesta, che viene fatta da parte dell'azienda stessa, è quella di prorogare di sei mesi la cassa integrazione preannunciando già che, comunque, tutte le 119 unità non riusciranno a mantenere l'attività lavorativa”. Caracini, però, non si fida come non si fidano la Cgil e la Uil che chiedono garanzie in più rispetto al piano che è stato presentato, cioè almeno il pagamento subito degli arretrati, che i  dipendenti devono ancora avere, come pure quello del fondo previdenziale gomma plastica. “Sono tutte spettanze che ancora i dipendenti devono avere da luglio”. C’è da aggiungere che dal primo gennaio la cassa integrazione è cessata e che se dovesse ripartire quella richiesta dall’azienda passerebbero almeno altri due o tre mesi prima di vedere un soldo dall’Inps. “Ecco perché i sindacati hanno chiesto che il pagamento sia anticipato nel frattempo dall’azienda che non sarebbe, però, nella possibilità di far fronte a ciò”. Momenti più che difficili, drammatici, che saranno illustrati oggi pomeriggio alle re 14 ai lavoratori da parte delle tre sigle sindacali nel corso di un’assemblea convocata nei locali dell’azienda. Un quadro fosco aggravato ancor più dal fatto che entro il 12 febbraio l’azienda dovrebbe presentare il suo piano di concordato preventivo per scongiurare l’accoglimento da parte del Tribunale di Macerata delle numerose richieste di fallimento avanzate da più della metà dei lavoratori e da altri soggetti.

 

 

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