Omicidio Pamela Mastropietro: i Carabinieri sulle tracce del feroce killer

Ore febbrili in caserma a Macerata per cercare di venire a capo di chi abbia potuto con tanta ferocia uccidere Pamela Mastropietro, la 18enne romana uccisa e fatta pezzi il cui cadavere smembrato è stato rinvenuto in due trolley nelle campagne di Pollenza. Nella notte i Carabinieri, insieme agli uomini del Ris e del Reparto operativo di Macerata, hanno prima fermato un trentenne nigeriano che si trova in Italia regolarmente, già conosciuto dalla Polizia. L’uomo, però, ha negato ogni suo coinvolgimento nella vicenda confessando di aver notato e seguito Pamela  nei pressi di una farmacia a Macerata ma di averla poi persa di vista. Avrebbe fatto altri nomi e dato altri particolari tanto che verso le 20,30 l’uomo in manette è stato accompagnato in un sopralluogo all’ultimo piano di un condominio di via Spalato al civico 124 dove vive una coppia di stranieri con una figlia piccola. Non è chiaro se negli ultimi tempi lì vivesse anche qualche altra persona. Dalla perquisizione sembra che qualcosa, forse dei vestiti, sia saltata fuori. Un’altra perquisizione è stata effettuata dai carabinieri anche in un appartamento di via dei Velini, sempre a macerata, che sarebbe abitato da alcuni ragazzi nigeriani.

CHI ERA PAMELA MASTROPIETRO

“Impara ad amare prima te stesso, se no sarà difficile amare gli altri”: scriveva così sul suo sito facebook Pamela Mastropietro, 18 anni appena, che ha trovato la morte per la ferocia di chi l’ha incontrata. Molto probabilmente non era riuscita ad imparare ad amare se stessa se la sua vita è tormentata dallo spettro della droga, da una comunità all’altra, da una fuga all’altra alla ricerca di una libertà che le è costata cara. Alla comunità della pars di Corridonia era giunta ad ottobre: un caso difficile, nonostante la sua giovane età, e non è stata sufficiente neanche la musica, che le piaceva tanto (a Corridonia stava prendendo lezioni), a fermarla.  La diciottenne di Roma lunedì pomeriggio aveva preso con sé poche cose, messe alla rinfusa nella sua valigia rossa e blu, è scappata via a piedi dalla comunità senza cellulare né documenti. Qualche tempo fa aveva studiato in una scuola per estetisti a Roma: sua mamma Alessandra lavora in un salone di bellezza a due passi dal centro. Ma neanche questo è stato capace di fermarla così come sono stati impotenti i tentativi di farla ragionare dei familiari e del suo ragazzo che su facebook le scriveva: “Amò dove sei andata a finire? Te devi fa aiutà. Allora non hai capito un ca…? L’unione fa la forza, da sola non vai da nessuna parte”.

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