Quale futuro per il patrimonio della Fondazione Ircer di Recanati?

Ha un patrimonio netto di oltre 94 milioni di euro eppure, dice Paolo Tanoni, ex componente del cda della Fondazione Ircer di Recanati, “esprime un fatturato annuo complessivo di 2 milioni e 8oo mila euro di cui un milione e 8 dall’assistenza e il resto dall’attività agricola?” Lancia come un sasso nel debole dibattito politico cittadino la sua provocazione Tanoni cercando di suscitare una riflessione sul futuro dell’Ente da cui solo da qualche settimana, per motivi di lavoro e di tempo, si è dimesso. “Vi sembra naturale, si chiede Tanoni, che gli Ircer hanno una dotazione patrimoniale di questo genere, 400 ettari di terra con delle case per circa 20 milioni di euro di valore, e un impatto sociale così basso? Quando un cittadino recanatese, normalmente abbiente, regalava tempo addietro un terreno agricolo agli Ircer era l’epoca in cui quel terreno dava un reddito e la gente ci campava e ci campava bene. Oggi, però, è notorio che l’agricoltura non da più redditi sostanziosi in merito ai capitale investito. E’ possibile con questo patrimonio avere un reddito annuo di circa mezzo milione solo? Addirittura l’Ircer in passato perdeva con la gestione agricola mentre negli ultimi anni è cresciuta e  diventata più professionale grazie al componente del cda Andrea Sileoni e all’agronomo che stanno facendo uno splendido lavoro”. Tanoni, avvocato per mestiere e componente di molte società finanziare, si è posto più volte il problema di come e se montare un’operazione economico-finanziaria con il patrimonio dell’Ente in modo da avere risorse maggiori da investire in quello che è la mission della Fondazione, l’assistenza socio-sanitaria a chi si trova in difficoltà. “Come dismetto il patrimonio? In un paese come Recanati, dice, in cui ogni modifica viene vista in modo strumentale pensate se io avessi proposto di vendere il patrimonio agricolo, magari per fare altra attività in campo sociale o sanitario, che sarebbe successo?”. In modo provocatorio Tanoni punta il dito anche sulla famosa “Annunciazione”, la preziosa tela che porta la firma di Lorenzo Lotto di proprietà dell’Ente ma da sempre in gestione al Comune ed esposta al museo di Villa Colloredo Mels. “Se ho 94 milioni di euro, di cui circa 88 milioni di opere d’arte, che ci faccio? La proprietà di opere d’arte è prevista dallo statuto dell’Ente? No. Allora perché gli Ircer debbono avere in proprietà quadri preziosi e non debbono venderli per fare del bene a qualcuno? Possiamo gestire meglio il quadro del Lotto? Secondo me si. Aver ricevuto da Bergamo alcune lettere non entusiastiche del nostro comportamento quando si è trattato di imprestare il quadro per una mostra non è stato affatto piacevole e non abbiamo fatto per niente una bella figura. Avremo potuto fare una struttura sanitaria d’eccellenza ma per fare questo ci vogliono risorse, uomini, competenze, capacità di leggere il futuro. Non mi pare, dalle critiche che abbiamo ricevuto, che ci sia molta capacità di leggere il futuro”.

;

Lascia un commento