Parla in carcere, a Marino del Tronto, dov’è attualmente rinchiuso, Andrea Reccia, il geometra, residente a Recanati, coinvolto, questa è l’accusa, nel traffico di 2,3 tonnellate di marijuana, quantitativo sequestrato a San Benedetto. Era finito in manette insieme a un albanese di 24 anni.
Interrogato dal pubblico ministero dell'Antimafia si è dichiarato innocente, vittima di un'ingenuità. Reccia sostiene infatti che ha accettato di fare una cortesia allo zio del ragazzo albanese, che conosce molto bene, prestandosi a trasportare alcune latte di benzina a San Benedetto, lungo la Sentina, senza conoscere nulla della droga. “Io avevo detto che non potevo, afferma il geometra, ma lui ha insistito e alla fine l'ho fatto. Erano ottocento euro di carburante. È stato un piacere personale, non sapevo affatto a cosa servisse quella benzina. Mi sono recato sul posto e ho visto delle luci. Mi sono avvicinato e ho trovato i finanzieri che mi hanno tratto in arresto».
Versione che Reccia da’ al giudice mentre inizialmente, subito dopo l’arresto, non aveva fornito alcuna motivazione del perchè quella sera fosse lì avvalendosi della facoltà di non rispondere. Come si ricorderà, la Guardia di Finanza aveva recuperato numerosi pacchi, ognuno dei quali conteneva 25 chilogrammi di droga, per complessive due tonnellate e tre quintali.
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