Sono trascorsi oltre settant’anni da quando, dodicenne, ho iniziato ad imboccare il tunnel del Palazzo degli Studi che all’epoca ospitava l’unica Scuola Media ed il Liceo Classico di Recanati.
Dall’altra parte del tunnel, oltre il cortile, sopra la loggia del belvedere, che si apriva sullo straordinario panorama di levante, l’occhio mi cadeva sulla scritta “volat irreparabile tempus “.
Ero ai primi tempi dell’introduzione alla conoscenza del latino e traducevo ed interpretavo la frase, se non erro virgiliana, come una semplice constatazione di fatto.
Oggi, invece, non posso fare a meno di trovarne una chiave di lettura profondamente diversa, di elevata portata filosofica ed etica.
Proprio prendendo le mosse dalla constatazione di fatto si deve giungere anche alla conclusione della IRREPETIBILITA’ dell’esistenza individuale e, perciò, all’interrogativo di fondo del significato da assegnare all’esistenza.
Questo non può essere legato, secondo la legge di natura che oggi mi pare prevalere, alle sole esigenze materiali perché quella sottintende la sopraffazione: dalla morte la vita.
L’uomo, dotato di intelligenza critica, deve andare oltre e deve farlo nel corso della sua breve esistenza, segnata dalla irrepetibilità, qui e adesso.
E’ la ricerca, certamente difficile, del giusto passo che deve accompagnare l’uomo fino alla fine, senza pause, senza cedimenti: è la TENSIONE MORALE, la sola che nobilita l’esistenza.
Gianni Bonfili.
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