Stefano Kisciotte Della Mancia
Non so se quanto successo ieri sia stato il modo migliore o il peggiore per concludere lo scambio "Ubuntu contro il razzismo" che ha visto 42 ragazzi europei lavorare sul tema del razzismo a Macerata dal 10 settembre a oggi.
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Siamo in un locale cittadino, seduti fuori. Siamo almeno 25 persone, che festeggiano la fine dello scambio parlando, bevendo e cantando. Casualmente oggi non c'è la chitarra, ma si canta ugualmente. La solita playlist mista: da Alvaro Soler a Celentano. E naturalmente Bella Ciao.Una canzone che non è solo un inno della resistenza, ma che rappresenta un simbolo di italianità nel mondo.
Ma questa volta succede qualcosa di diverso. Mentre si canta tutti insieme (Bella ciao, bea ciao, vella ciao in base al Paese di provenienza…), una persona ci mostra un dito medio e un'altra fa provocatoriamente il saluto romano. Non se ne accorge nessuno, meglio così, penso.
A un certo punto però una signora sulla sessantina si alza in piedi, gridando prima ad alta voce e poi sempre più a squarciagola: "Viva Salvini, viva Salvini!" "Dovete morire tutti, tutti dovete morire". Presa da una specie di raptus di follia e di fronte alle nostre facce incredule, la signora prende una sedia e ci sale sopra, come a voler imprecare da un palco. Ma il suo gesto, inusitato quanto goffo, forse travolto dall'astio e dalla violenza del corpo, la porta a perdere l'equilibrio: dalla sedia cade a terra, sbattendo su un tavolino.
La signora, a questo punto accecata da astio e una buona dose di "brutta figura", si rialza e rinnova l'invito a morire ammazzati. Si scaldano gli animi, qualcuno comincia a questo punto a risponderle male e dirle di smetterla, altri si alzano in piedi e altri dividono i corpi evitando che possa scoppiare un parapiglia. E' quel punto che la signora comincia a mettere le mani addosso, colpendo me e un amico al volto. Nonostante tutto, decidiamo di continuare a dialogare, far portare via la signora e continuare la serata senza alimentare lo scontro. Non abbiamo sporto denuncia per aggressione esclusivamente per non rovinarci una serata, l'ennesima serata, di splendida e rilassata condivisione.
Ma le domande rimangono.
Possibile che ormai si ritenga normale aggredire le persone senza problemi, insultarle (ma anche provocarle come successo coi due ragazzi precedentemente ignorati) solo perché stanno insieme cantando?
E' possibile che la violenza stia entrando nelle nostre relazioni in questo modo?
Attenzione: non rivendico in questa sede il valore infinito del canto partigiano. Non pretendo che se ne condivida nemmeno il senso. Chiedo semplicemente: siamo giunti a un livello di aggressività e odio che un gruppo di ragazzi qualunque deve sentirsi potenzialmente in pericolo per il solo fatto di cantare?
O forse l'origine dell'odio va cercata proprio nel tipo di gruppo, nel suo essere colorato e felice, internazionale e poliglotta?
Intanto, la bella Macerata conosciuta e incontrata in questi giorni si porta dietro una piccola macchia sbiadita e sporca. Ancora una volta, di intolleranza.
Ma forse ci voleva anche questo, per capire il senso di #ubuntuvsracism
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