Un padre orco che non si è accontentato di abusare di tutti i quattro suoi figli ma che ha picchiano selvaggiamente, sino a farla svenire, la più grande, Azka, 19 anni, per abbandonarla poi in mezzo alla strada dove è stata investita da un auto di passaggio.
E’ la storia di Muhammad Riaz, padre di Azka che il 12 febbraio prossimo, difeso dall’avvocato Laganà, in Tribunale dovrà rispondere delle accuse di maltrattamenti, lesioni, violenze sessuali sulle figlie e omicidio preterintenzionale di una di queste. Ma anche la madre, pur essendo in Pakistan, non si salva in questa vicenda in quanto è rimasta completamente indifferente alle sofferenze dei suoi figli invitandoli semplicemente a “sopportare”.
La ragazza, che abitava con il padre e i fratelli a Recanati, è morta, come si ricorderà, il 24 febbraio scorso dopo essere stata travolta a Morrovalle da una Ford C-Max condotta da Zeljko Ivanetic che sin da subito aveva detto di essersi trovato la ragazza davanti, stesa lunga la strada, senza poterla evitare. Per lui, difeso dall’avvocato Marco Poloni, inizialmente indagato per omicidio stradale è arrivata l’archiviazione delle accuse in quanto non ha alcuna colpa per quanto accaduto.
Il colpevole è il padre della ragazza, Muhammad Riaz, che l’ha picchiata fino a farla svenire e poi l’ha abbandonata in mezzo alla strada per evitare che la giovane lo avesse denunciato in quanto nei giorni successivi sarebbe dovuta essere interrogata dai giudici nella causa per maltrattamenti. Erano state le insegnanti dei suoi fratelli ad accorgersi che in quella famiglia qualcosa non andava e avevano contattato i servizi sociali.
Dalle indagini è emerso che Azka sarebbe stata costretta ad abortire tre volte, a causa degli abusi subiti dal padre che non aveva risparmiato neanche gli altri tre figli nell’indifferenza più assoluta della madre rimasta in Pakistan. Ora i bambini sono affidati ad altre famiglie e seguiti da un tutore nella speranza che possano recuperare un po’ di serenità. Tutti e tre si costituiranno parti civili al processo, con l’avvocato Paolo Carnevali.
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