Sarà necessaria una spesa di ben 1.794 mila euro per eseguire i necessari lavori di adeguamento impiantistico, antincendio e strutturale all’immobile del Santa Lucia di Recanati, oggi ospedale di comunità. Il direttore dell’Area Vasta 3, Alessandro Maccioni, nei giorni scorsi ha approvato lo studio di fattibilità che prevede tre diversi lotti di lavori.
Il primo riguarda gli spazi dell’ex chirurgia (circa 470 mq.) che oggi non sono più utilizzati e che entro l’aprile del 2020 accoglieranno il servizio di fisioterapia, da moltissimi anni presente a fianco della direzione infermieristica in un’ala dell’ospedale.
Successivamente saranno i locali lasciati liberi proprio dalla fisioterapia (circa 450 mq.) ad essere interessati dai lavori perché dovranno accogliere (data prevista settembre 2020) il Centro di Salute Mentale che lascerà i locali che attualmente occupa, in una struttura privata di Piazzale Europa, nel quartiere di Villa Teresa. Quindi dopo il trasferimento della Srr (struttura residenziale riabilitativa), servizio che si occupa di pazienti con problemi mentali, dall’edificio di Piaggia Castelnuovo, lesionato nel 2016 dal terremoto, all’interno dell’ospedale, nei locali dell’ex pediatria, ecco un’altra attività legata a problemi psichiatrici che subisce la stessa sorte, cioè l’ospedalizzazione del servizio. La qual cosa ha fatto crescere la protesta delle forze politiche e dei professionisti medici che osteggiano queste soluzioni che portano indietro, dicono, le lancette dell’orologio agli anni antecedenti la legge Basaglia quando esistevano i manicomi per la cura dei malati mentali.
Tant’è che quattro consiglieri di minoranza hanno presentato una mozione, che sarà discussa domani sera in Consiglio, con la quale si chiede di utilizzare i locali di via Bonfini, oggi sede degli uffici igiene, sicurezza nei luoghi di lavoro e veterinario, quale luogo per ospitare la Srr con il conseguente trasloco di questi uffici al piano terra della palazzina che oggi ospita la direzione sanitaria concludendo così il progetto di Area Vasta che prevede l’accorpamento, per quanto possibile, di tutti i servizi sanitari nello stesso luogo, Soluzione, però, che Alessandro Maccioni, direttore dell’Area vasta 3, ha già dichiarato impraticabile per l’inadeguatezza dei locali di via Bonfini ad ospitare 15 pazienti psichiatrici più tutto il personale dipendente.
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