Io nel pensier mi fingo

src=http://lnx.radioerre.net/notizie/images/articoli/mostre/vanniSarà aperto al pubblico dal prossimo 15 aprile il viaggio virtuale “Io nel pensier mi fingo” che l’arch. Giancarlo Muselli, scenografo del film “Il giovane Favoloso” di Mario Martone, ha ideato: “L’installazione, dice, è stata pensata per rendere la visita più completa e stimolante possibile, consentendo un viaggio virtuale negli spazi fisici e mentali abitati da Giacomo all’epoca della sua infanzia. Lo scopo era duplice: rendere possibile un’esperienza, seppure virtuale, degli ambienti privati del palazzo e partire da questo spunto per raccontare una piccola biografia che, muovendo dai luoghi concreti, ricordasse le fasi e i passaggi della vita quotidiana, della formazione e della produzione intellettuale di Giacomo”. Fabiana Cacciapuoti, leopardista, responsabile delle Carte Leopardiane della Biblioteca Nazionale di Napoli, aggiunge che   "Il nodo centrale che ha guidato la sceneggiatura del multimediale che si presenta, al di là della visita virtuale alle stanze private di Palazzo Leopardi, è l’immagine che di quelle stanze ha lo stesso Giacomo”.  

Da oggi è aperto, invece, il museo permanente degli oggetti che hanno fatto parte della vita del poeta Giacomo Leopardi. La mostra è stata allestita nei locali al piano src=http://lnx.radioerre.net/notizie/images/articoli/mostre/olimpiaterra del palazzo nobiliare. Un percorso che si articola in dieci sezioni storico-tematiche che consentono di “passeggiare” insieme a Giacomo nella sua storia, attraverso un corposo patrimonio di oggetti, documenti e scritti tra cui la culla e l’abito di battesimo di Giacomo, i giochi d’infanzia, gli autografi puerili, l’abito da cerimonia di Monaldo gonfaloniere, il preziosissimo orologino da cintura con châtelaine appartenuto alla madre del poeta, Adelaide Antici, il calamaio in ceramica col quale è stato scritto L’Infinito e, esposti per la prima volta solo nel 2019, i frammenti dell’abito e del legno della cassa recuperati dalla tomba del Poeta nella chiesa di San Vitale in Fuorigrotta. “Per quanto il virtuale ci avvolga e ci coinvolga, l’emozione che si prova di fronte ad un oggetto reale è secondo me fortissima” commenta la contessa Olimpia Leopardi che non vuol prendersi tutto il merito dell’innovazione additando nel recanatese Francesco Fabretti, da tempo importante collaboratore di casa Leopardi, colui che ne ha avuto la geniale intuizione.

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