E’ ormai definitivamente abbassata, dopo quasi due secoli di vita, la saracinesca della Ferramenta dei fratelli Carlo e Franco Tartuferi in via Cavour a Recanati. L’attività è stata avviata dal loro bisnonno Michele nel 1832, lasciata poi in eredita al nonno Mariano e da questi a Gino che, a sua volta, l’ha lasciata ai figli, Carlo e Franco, dietro il bancone ormai da 50 anni, con 82 anni sopra le spalle Carlo e 80 il fratello Franco.
Eppure, ci dicono, “ci dispiace dover chiudere questa bottega, rinunciare al rapporto con la nostra clientela e a quello che per tantissimi anni è stato il punto di riferimento di tante generazioni di recanatesi. È dura anche se realisticamente inevitabile. I tempi cambiano e se una volta un’attività lasciata in eredità ad un figlio poteva rappresentante non solo la continuità lavorativa ma un rifugio economico sicuro, oggi le cose non stanno così”. I figli di Carlo e di Franco, infatti, hanno già da tempo scelto una strada diversa.
Quella della “Ferramenta Tartuferi” non è una chiusura qualsiasi, è anche il simbolo di una resa ad un eccesso di adempimenti e di regole, in una parola al mostro della burocrazia che ha reso anche le cose semplici del vecchio commercio una complicata e defaticante lotta giornaliera per mantenere ancora vivo con amore il rapporto con il proprio lavoro.
Per loro, i due fratelli, che ancora oggi avvolgono la merce minuta nei fogli di giornale, con la matita aggiornano l’inventario della merce o sfogliano i prezzi nelle vecchie rubriche, che non hanno mai utilizzato il computer e scrivono ancora le loro lettere con le vecchie macchine a tastiera Olivetti, senza bisogno di ricorrere a software di nuova generazione, sarà pesante dover scrivere sulla porta di ingresso del proprio esercizio “chiuso per fine attività”. Non sarà semplice adeguarsi all’idea di non regolare più la propria vita al di fuori dell’orario del negozio, di non pensare a caricare sul furgone la merce, come le vecchie bombole a gas o il sale grosso, per portarla a domicilio degli storici clienti, o di rinunciare a che il loro negozio da domani non sia più quel luogo di ritrovo e di scambio di opinioni sulla vita della città e di questa nazione, come nelle vecchie farmacie di paese.
Ma anche per la città e per tutti i recanatesi quella saracinesca che da domani si abbasserà per sempre sarà un triste giorno.
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